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Frank, Gli Americani

Ha inaugurato il 29 novembre allo spazio Forma Meravigli di Milano la mostra Gli Americani di Robert Frank, la serie completa del progetto fotografico che, a metà degli anni ’50, ha cambiato il modo di pensare al reportage. Per la prima volta in Italia, grazie alla collaborazione con MEP – Maison Européenne de la Photographie di Parigi, Camera di Commercio di Milano, Contrasto e con il patrocinio del Comune di Milano, fino al 19 febbraio 2017 si potranno vedere tutte e 83 le fotografie scattate dal grande autore, esponente vivente di spicco della fotografia contemporanea, come reportage di un viaggio compiuto attraverso quarantotto stati americani tra il 1955 e il 1956. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1947, il fotografo austriaco entra in contatto con gli esponenti della nuova generazione letteraria e artistica americana, soprattutto con la Beat Generation e con jack Kerouac, col quale porta a termine varie collaborazioni; sul finire degli anni ’50, lo troviamo insieme al pittore Alfred Leslie, alle prese con il suo primo film, Pull My Daisy, considerato il padre del New American Cinema. Negli anni Sessanta, Frank abbandona la fotografia per dedicarsi completamente alla realizzazione di film. Le amicizie che vengono tessute al suo arrivo in America, così come il suo interesse per la letteratura e il cinema, sono importanti per comprendere la serie fotografia Gli Americani, che non è solo l’esposizione di un tema mediante l’uso di immagini, piuttosto è un romanzo, un film muto o una canzone blues.

Nel 1955 il giovane Frank ottiene una borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim (primo fotografo europeo a riceverla) che gli permette di avviare il progetto The Americans, conclusosi nel 1956 dopo due anni di peregrinazioni attraverso il Paese, e di pubblicare in Francia nel 1958 un libro fotografico sulla sua esperieza con introduzione di Jack Kerouac. Tutta la mostra è pervasa dalla sensibilità dell’artista europeo in grado far emergere particolari sottili della società americana, apparentemente casuali, ma indicativi dello spirito dell’epoca. Curioso come un “non americano” sia stato capace di scrivere, attraverso l’obiettivo della macchina, un blues o gospel, una poesia beat o, ancora, la sceneggiatura di un film di Billy Wilder utilizzando, al posto delle parole delle note e della cinepresa, ritratti sfuocati, danzanti e mossi delle hills, dei cocketils borghesi, delle minoranze in un reportage delicato e consapevole. La fanno da padrone i silenzi, quelli dei paesaggi desolati e delle grandi strade infinite, della notte e degli abbandoni. Magnetica è, ad esempio, la fotografia di una cameriera di colore ritratta dietro al bancone (Coffee shop, stazione ferroviaria, Indianapolis, Indiana, 1955); attraverso la vetrina del locale, Frank ruba uno scatto dove questa giovane figura appare eterea, malinconica, bellissima. Il mondo sembra sfrecciarle accanto, velocissimo, tra i bagliori della notte, senza sfiorarla. Il tempo sembra avere un ritmo tutto suo anche in Il negozio di un barbiere visto attraverso la zanzariera (McClellanville, South Carolina, 1955), moderna scena di genere in bianco e nero.

L’orgoglio a stelle e strisce è rappresentato dalle enormi bandiere che invadono i tre quarti della scena di Quattro Luglio (Jay, new York City, 1954) o Parata (Hobpken, New Jersey, 1955); i giovani innamorati, invece, sono i protagonisti di un dittico appositamente composto: due coppie a confronto, una bianca e una afro americana (Municipio, Reno, Nevada, 1956; Indianapolis, Indiana, 1956), rappresentano tutti gli stati d’animo di una generazione, dalla freschezza alla ribellione. E di nuovo la notte e la strada (Motorama, Los Angeles, 1956; Butte, Montana, 1956; Strada 90, verso Del Rio, Texas, 1956) a comporre una “ballata per immagini dedicata alla nuova e sconsolata epopea americana. La mostra, che fa parte del palinsesto delle iniziative di Expo in città, verrà accompagnata per tutta la sua durata da un ciclo di incontri dedicato alla fotografia e alla cultura americana prima e dopo l’esperienza di Robert Frank e de Gli AmericaniFino al 19 febbraio 2017; info: www.formafoto.it

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