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Guarda oltre il mare

Riscoprire il Mediterraneo come crocevia di storie e fulcro di esperienze umane, come postazione privilegiata per guardare al di là del mare stesso, come piattaforma mobile di riflessione sui problemi reali della società contemporanea, come possibilità di innescare delle reazioni attraverso una voce narrante: la fotografia. Sembra essere questo l’intento principale di PhEst, un evento multiforme che centralizza una serie di tematiche ancora urgenti dispiegate tra i vicoli bianchi e ancora caldi del centro storico di Monopoli, in Puglia. Per dirla con Aldo Moro, ”nessuno è chiamato a scegliere tra l’Europa e il Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo”, e questo la direzione artistica e curatoriale di PhEst (Giovanni Troilo, Arianna Rinaldo, ONTHEMOVE) pare l’abbia colto a pieno, arricchendo la narrazione di capitoli che, per convergenza tematica, ne espandono il confine continentale. Cuore pulsante della manifestazione è il Castello Carlo V, non solo per attività espositiva, ma per concentrazione di situazioni correlate come talks, letture portfolio, proiezioni e presentazioni. Da qui l’esperienza diviene itinerante coinvolgendo le suggestive chiese di San Pietro e Paolo, di San Giovanni, il Porto Vecchio e la Muraglia di Porta Vecchia.

Castello Carlo V:
La prima esposizione che si incontra all’interno del castello è Migranesimo di Alex Majoli (Ravenna, 1971), un progetto fortemente connotato da una cifra stilistica riconoscibile e tipica del fotografo italiano, membro di Magnum Photos dal 2001. Il bianco e nero delle sue foto conferisce alle scene un sapore ancor più drammatico, cornice estetica di una narrazione che scaraventa in primo piano il dolore e le difficoltà di migranti e rifugiati. 6th Continent è la serie concepita da Mattia Insolera (Bologna, 1977) dal 2007, un lungo viaggio che dal mare trova approdo su una terraferma che fornisce la preziosa opportunità di rimuginare sulla cultura mediterranea, e in particolare su un mare che oggi è teatro di scempio e disperazione, ma che in passato ha rappresentato il centro propulsore della cultura occidentale e nordafricana. Segue Different Shades of Blue di Myriam Meloni, un progetto fotografico che riflette ancora una volta sulla condizione sospesa di chi aspetta una vita migliore in un luogo di passaggio, il Marocco, apparentemente vicino all’Europa, ma dannatamente lontano per chi non ha più nulla da cui ricominciare. La visita al castello si conclude con l’installazione di Driant Zeneli (Albania, 1983), When Dreams Become Necessity, un’operazione di analisi e ridefinizione dei concetti di fallimento, utopia e sogno affidata a tre video: The Dream of Icarus Was to Make a Cloud (2009); Some Say the Moon is Easy to Touch (2011); Don’t Look at The Sun While You’re Expecting to Cross It (2014).

Chiesa di San Salvatore:
A due passi dal castello spunta, timida tra la filiera delle case bianche del lungomare, la Chiesa di San Salvatore che ospita Negative Zero, il ciclo di  Anastasia Taylor-Lind che attraversa paesi e regioni segnati da un insolito decremento demografico. Protagonisti delle foto esposte sono spesso bambini e ragazzi, ritratti in situazioni di vita quotidiana. Questa mostra assume, forse più delle altre, i connotati di un’unica installazione all’interno della quale prevale una traiettoria centrale contraddistinta da lightboxes, che si alternano alle decentrate classiche fotografie.

Chiesa dei santissimi Pietro e Paolo:
Albania, A Homecoming è il progetto di Enri Canaj (Tirana, 1980), una riscoperta degli aspetti più intimi e familiari di un’Albania fortemente legata alla tradizione, abbandonata presto dall’artista e ritrovata da adulto. Un racconto fotografico affidato alla semplicità di dettagli spesso deuteragonisti, ma che qui assumono una posizione centrale all’interno di un ciclo che valorizza ancora una volta il bianco e nero.

Chiesa di San Giovanni:
Balkan Playground è la restituzione fotografica dell’esperienza per certi versi kerouachiana di Michal Korta, fotografo polacco che ha attraversato i Balcani cercando di individuarne le carratteristiche peculiari.

Muraglia di Porta Vecchia:
Marieke Van Der Velden ha esplorato la città di Kabul insieme ai suoi abitanti, scegliendo di raccontarne la normalità (A Monday in Kabul), evitando di soffermarsi ancora una volta sulla violenza ricorrente e ormai ampiamente nota legata a guerra e terrorismo. Le sue foto di grandi dimensioni, installate sulla prima muraglia che s’incontra provenendo dalla Cattedrale di Maria Santissima della Madia, instaurano un suggestivo dialogo con il mare su cui si affacciano.

Porto Vecchio:
I Gladiatori di Nettuno è il progetto site-specific di Piero Martinello dedicato ai pescatori della città di Monopoli. Allestite sui muri delle abitazioni che circondano il porto vecchio, questi ritratti raccontano, attraverso primi piani dei volti, uno dei caratteri identitari più marcati e si pongono come primo frutto di un programma di residenze che contribuirà alla creazione di un vero e proprio archivio sulla città e il territorio.

Fino al 30 ottobre; Monopoli, varie sedi; info: www.phest.org

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