Non siamo a New York, né tanto meno nei quartieri industriali della Berlino underground. Qui, al festival d’arte nella capitale camerunense Yaoundé, per parlare liberamente bisogna essere audaci. Si tratta di un festival all’insegna della libertà d’espressione e di pensiero, un invito a risvegliare le coscienze di una società che vuole risollevarsi dalle ceneri della corruzione e del malgoverno, dove l’arte è scesa nelle strade spinta dalla voglia di un vero senso di giustizia. Si è conclusa a inizio agosto la 5a edizione del Ravy Festival, Les Rencontres d’ Arts Visuelle de Yaoundé. Dalla Finlandia al Giappone, dalla Nigeria al Camerun passando per il Canada e Berlino, conferenze, dibattiti, mostre e street performance di artisti nazionali ed internazionali hanno animato questa città che di artisti di talento e coraggio ne ha da vendere. Un uomo si fa crocifiggere, un altro si ricopre di plastica con dei rami d’albero in testa e marcia nel mezzo della strada, un altro ancora copre la testa di alcuni passanti con dei sacchi di plastica sui quali ha scritto le parole: bugiardo, corrotto, ladro.
Queste e molte altre ancora le azioni di una scena artistica vibrante, che ha visto la strada come suo palcoscenico principale. L’arte qui non ha un suo spazio espositivo se non quello istituzionale del Museo Nazionale. Non vi sono collettivi di artisti né spazi alternativi dedicati all’arte, così come non esistono critici nè tanto meno corsi universitari specifici in arte contemporanea. L’arte qui è ancora militante, guarda ad altri paesi dell’Africa come modello, si riunisce nei bassifondi delle case di quartiere e nei piccoli teatri per poi trovare una scena gloriosa nelle città di Berlino, New York, Copenhagen, solo alcune di quelle in cui molti artisti hanno presentato il loro lavoro. Riti e sacrifici intrisi di simboli ancestrali derivati dalla tradizione e da credenze animiste provenienti da culture millenarie che per secoli sono state messe a tacere dagli imperi coloniali che ancora oggi purtroppo, influenzano le politiche ed i mercati economici dell’Africa.
Il Ravy festival ha messo in evidenza una generazione di giovani artisti che vuole liberarsi dai retaggi di una cultura occidentale che gli è stata imposta con l’insegnamento forzato di lingue venute da lontano a scapito dei tanti diversi dialetti che si parlano in questo paese di regione in regione, usando l’arte figurativa come un linguaggio di liberazione universalmente comprensibile. L’arte ha preso dei rischi e mostrato coraggio, ha alzato la voce per farsi sentire con forza e volontà. È il caso di Snak , 25 anni, artista camerunense residente a Yaoundé. Le sue dichiarazioni sono forti ed esplicite. Striscia qualche metro con una croce di legno legata in vita in mezzo all’incroci più trafficato della città, Avenue Kennedy, dove è anche eretta una statua dell’ex presidente degli Stati Uniti. La location non è un caso. Dà fuoco alla croce facendo alzare un fumo grigio che ci annebbia la vista e ci fa lacrimare gli occhi. Lui non ne è disturbato, anzi, e in preda ad un’estasi misteriosa danza al ritmo di una musica tecno nel mezzo di un cerchio di cartoni in fuoco. La folla è confusa ma ognuno, preso dalla mania dei selfie, si ritrae in foto e video. Con mani e piedi legati alla croce, tra il fumo nero che rende buio anche questo giorno, Snak si sacrifica con la bandiera Camerunese stretta al collo, un nuovo redentore è svelato.


