Un’intervista intima quella fatta dal quotidiano tedesco Tagesspiegel a Marina Abramović e tradotta da ArtNet. «Ho avuto tre aborti – ha raccontato l’artista – perché ero certa che un figlio sarebbe stato un disastro per la mia carriera. Penso che la ragione per la quale le donne nel mondo dell’arte abbiano meno successo degli uomini sia molto semplice. Amore, famiglia, figli: un uomo non vuole sacrificare tutto questo». Dichiarazioni discutibili che probabilmente Marina, arrivata alle soglie dei 70 anni, avrà modo di raccontare meglio nella biografia che si prepara a pubblicare alla fine di quest’anno. Una cosa è certa, non si è stancata di fare performance: «Io sono l’opera. Non posso presentare un dipinto al pubblico, ma posso presentare me stessa». Si lascia però scappare qualche affermazione dal tono vagamente romantico: «Certamente ho sognato di trovare l’uomo perfetto, un uomo che non volesse cambiarmi. Il matrimonio non è materia mia ma il mio sogno è di avere quelle domeniche mattine, dove fai colazione e e leggi il giornale in compagnia di qualcuno». Intanto sta pianificando un grande compleanno al Guggenheim, dove ci sarà anche un palo di Pole dance e poi, ovviamente, c’è il suo funerale che da tempo pianifica e che rappresenta un’ossessione costante: «Penso ogni giorno a come sarà il mio funerale. Non so quanto durerò ma ho paura e ogni volta che mi trovo in aereo in mezzo a una turbolenza ho bisogno di fare testamento».


