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Forme del vuoto

Forme del vuoto è la personale di Fiorenzo Zaffina al Maon di Rende (CS) a cura di Tonino Sicoli e Massimo Scaringella, inaugurata il 21 luglio. Da sempre Zaffina attraverso un lavoro manuale, preciso, artigianale e raffinato, che lo vede utilizzare trapani, frese, levigatrici e smerigli, crea delle forme, che successivamente colora, all’interno di muri, marmi, mattoni. Nella sua nuova produzione, presente in questa mostra, il materiale prescelto è il plexiglass in una evoluzione sensibile. Le opere in esposizione entrano in una dialettica fra pieno e vuoto con curve concave e convesse, con la trasparenza del plexiglass che è allo stesso tempo solido e immateriale, mentre la luce attraversa il blocco creando giochi di riflessi e di cromie fra monocromo e policromo.

Il riferimento è sempre al monolite, forma arcaica e quasi leggendaria, che viene trattato con una scultura essenziale, senza fronzoli, dove il segno è incisivo e preciso. Le sculture di Zaffina si possono e si devono osservare girandogli attorno e guardandole dall’alto al basso o viceversa, perché si presentano diverse a seconda delle angolazioni, dei punti di vista, con alterazioni ottiche luminose e formali, nei riflessi degli angoli, dei rettangoli, delle curve. I solchi scavati, in relazione con il tutto, danno vita a una sorta di espansione interna grazie alla quale vengono restituiti all’occhio modulabili dallo spazio circonstante e dall’illuminazione naturale e artificiale. Fra lucido e satinato, fra trasparenza e colore, fra liscio e ruvido, fra materialità e immaterialità. Dove l’inorganico diventa quasi organico nel rapporto fra blocco e forma.

Questa frattura che si crea all’interno del plexiglass suggerisce un volo pindarico che va verso l’assenza: nella relazione fra pieno e vuoto le scavature tendono verso un’altra dimensione, quasi impalpabile, che assomiglia più alla magia del vuoto piuttosto che alla solidità del pieno. Concludiamo con le parole di Sicoli in catalogo che parlano dell’opera site specific realizzata appositamente per il Maon: ”Anche Siamo tutti santi, l’opera site specific realizzata per la mostra, è un progetto che utilizza il plexiglas, inserito però sopra un fascio di solchi nel muro, che da un punto in alto si allargano a ventaglio verso il basso, in una sorta di rappresentazione della luce. Come dire luce simbolica e luce vera su un’aureola illuminata dall’interno a ironizzare su una santità profana”.

Fino al 10 settembre, Maon Palazzo Vitari, via De Bartolo 1, Rende; info: www.maon.it

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