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Come sono i nostri restauratori? Bravissimi

Un lungo e approfondito articolo sul Corriere della Sera fa il punto sulla situazione italiana legata al restauro. In una burocrazia pesantissima che ancora non è riuscita concretamente a riconoscere la figura del restauratore e al netto di operazioni di salvaguardia completamente mal riuscite, il quadro che si profila è comunque più che positivo. Vengono tirate le somme di due anni di Art bonus voluto da Dario Franceschini che ha portato 100 milioni di euro grazie a tre mila mecenati, si fa una lista degli interventi virtuosi di quest’anno, soprattutto il Colosseo e la fontana di Trevi, mentre viene annunciato il restauro di quest’estate della fontana del Nettuno del Gianbologna a Bologna condotto dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro o ancora di quando a ottobre l’Opificio delle Pietre Dure presenterà l’esito dell’intervento sull’Ultima cena di Vasari, opera creduta irrecuperabile dopo essere stata due giorni a mollo nel fango durante l’alluvione di Firenze del 1968, e ora grazie alla tecnologia finalmente restaurata.

Sono settemila i restauratori italiani e 11 mila i tecnici del restauro che al momento stanno lavorando sulla Penisola a 800 diversi cantieri. Una eredità nata dalla volontà di Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi fondatori nel 1938 dell’l’Instituto Centrale per il Restauro che nel corso degli anni ha messo a punto una metodologia che rende i nostri restauratori i più competenti al mondo. Del resto sarebbe difficile credere il contrario avendo un patrimonio da gestire e conservare fra i più numerosi della terra.

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