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Golpe in Turchia, Philippe Daverio: «Ecco perché ho tifato per i militari»

Il critico d’arte Philippe Daverio dice la sua, in un’intervista su Libero, riguardo ai recenti accadimenti europei. Nonostante si consideri un europeo, per cultura, formazione e frequentazioni, tanto da dichiararsi eurocentrista, non ha più la percezione di essere un ”cittadino europeo”, di questa Europa. E argomenta: «un’Europa fatta di valute, priva di una cultura comune, con meno cose in comune di un secolo fa». «Viviamo – continua parlando dei tragici eventi di Nizza – in un’epoca di folli. Ha vinto la non-integrazione, vivono in periferie mostruose». Hinterland che secondo il critico è diverso da quello , rispecchierebbe più i caratteri mediterranei, più catastrofici, ma inclusivi. Quelli del nord sembrano quartieri borghesi al confronto delle banlieue». Una condizione di vuoto, quindi, per Daverio, caratterizza la nostra epoca, una mancanza prima di tutto d’identità che porta a incertezze radicali perché «non possiamo combattere. Non vedendo un obiettivo, non possiamo avvicinarci, muoverci». Neanche i nostri antenati che hanno passato le guerre dello scorso secolo hanno vissuto, secondo il critico, un simile disagio. Ma i fatti della Turchia gli avevano dato una speranza, «tifavo per il golpe», poi stroncata. «La notte del golpe – dice – ho pensato: per fortuna ci sono i militari. Tutta l’Europa finge di ignorare che un Paese islamista nella Nato è un controsenso. Non può esistere».

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