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Le Vivier

Che a Bucarest si respirasse un’aria francese non sono pochi a sostenerlo. Modernizzata nell’Ottocento dagli architetti francesi o dagli architetti formati in Francia, Bucarest rassomiglia molto a Parigi non solo grazie all’Arco del Trionfo che domina una piazza da dove spuntano viali, larghi alberati, di cui uno, Soseaua Kiseleff è più lungo anche del celeberrimo Champs Elysées parigino. Grazie a questa architettura di ispirazione parigina ma anche alla vita culturale che l’ha sempre animata, la città era soprannominata nel periodo interbellico la ”Piccola Parigi”. Oggi Bucharest, è una città così viva e in mutamento continuo che ogni volta che si visita lascia spazio alla scoperta di nuove meraviglie. Vive pienamente l’esperienza di una nuova vita, riflette fieramente un interessante eredità formata da un mix di culture, da quella dell’aristocrazia romena educata in Francia a quella tedesca portata con se dal Re Carlo I a quella del regime comunista.

È una città che vuole un riscatto soprattutto culturale, e infatti ci sta riuscendo. Sul versante dell’arte contemporanea stanno nascendo sempre di più nuove iniziative tese a creare network tra gli artisti emergenti rumeni e gli altri artisti internazionali. Una grande ala del grande Palazzo del Parlamento è diventata sede del Museo Nazionale d’Arte Contemporanea  della città. L’enorme palazzo, il secondo edificio amministrativo più grande al mondo per estensione e il terzo per volume, è stato realizzato nei primi anni Ottanta seguendo il progetto dell’architetto Anca Petrescu. Oggi ospita la Camera dei Deputati della Romania, la sede del Senato e numerose sale conferenze e saloni di rappresentanza.
Undici anni fa è stato inaugurato il Museo Nazionale di Arte Contemporanea all’interno dell’ala ovest del Palazzo e per questo è stata appositamente realizzata un’avveniristica costruzione in vetro dotata di ascensori esterni che funge da collegamento con gli spazi amministrativi. 
Il museo ospita quindi mostre che possono contare su superfici espositive smisurate ed è ormai da diversi anni che ha creato partnership con tutti i grandi musei d’Arte contemporanea di rilievo nel panorama artistico europeo (Parigi, Venezia, Milano, Vienna, per citarne solo alcuni).

Anche sul piano architettonico sono in corso grandi progetti. Non ha caso ha chiamato l’ archistar, recentemente scomparsa, Zaha Hadid a progettare Dorobanti Tower, una torre la cui purezza della forma, simile a un diamante smussato, sarà una pietra miliare nel centro di Bucharest, elegante e senza tempo. La singolare geometria della struttura del quartiere di Dorobanti risponde infatti alla configurazione urbana della città e crea una controparte agli sviluppi spigolosi del passato comunista di Bucharest. Dorobanti è oggi una zona centrale della città in veloce trasformazione, molto ricca di nuovi locali trendy e di giovani attenti alle questioni legate al clima, al tempo libero, al benessere. In questo complesso tessuto urbano nasce, infatti, Le Vivier, il cui concept commerciale è unico, così come i prodotti commercializzati.

Primo Oyster bar e Shop di prodotti francesi a Bucarest, che nasce dall’idea di un imprenditore rumeno illuminato e mitteleuropeo e dal suo incontro con Mario Baldini, architetto italiano che ne realizza la vision. Il quartiere di Dorobanti è il tessuto urbano perfetto per accoglierne la sua presenza, luogo che comunica con lo spazio esterno della città: in cui ci si osserva e dove si è osservati, dove ci si diverte e dove si fanno affari. Il concept è fortemente legato al nome del locale: Le Vivier perchè è la Francia e la sua cucina. Il Vivier altro non è che l’acquario dei pesci, o meglio il vivarium, considerando infatti che a Bucharest è molto difficile trovare pesce fresco di mare vivo. L’ambiente acquatico, il carapace dei crostacei, il suono dell’acqua, sono stati elementi caratterizzanti il progetto e fortemente illuminanti per la distribuzione interna e per la scelta dei materiali. Le Vivier, raccoglie ed elabora i sapori della gastronomia francese in tutte le sue forme ed espressioni; fusione tra crostacei, vini, formaggio e caviale, champagne e ostriche, il tutto con elaborate decorazioni di verdure.

Ruolo fondamentale nell’ottenimento della giusta atmosfera è stata la selezione dei materiali, limitati ma selezionati che si fendono formando tagli e trasparenze che contribuiscono ad ampliare lo spazio. Tutto, compreso il soffitto, galleggiante non appoggiato sulle pareti, è stato scomposto affinché l’illuminazione, variabile per le diverse zone, valorizzi le varie scenografie. Vi è infatti una strettissima connessione tra allestimento e light design, la luce che valorizza i volumi e che crea gli ambienti. Di fondamentale importanza è stata la maestria degli artigiani locali, con i quali esiste una collaborazione collaudata, i quali sapientemente hanno saputo riprodurre nei materiali le idee trasmesse, come ad esempio la resina di alcuni pavimenti che riproduce la lucentezza dell’acqua e i riflessi del carapace di un’ aragosta, mutando in funzione delle condizioni della luce. Si sono voluti utilizzare materiali vivi che mutino nel tempo e che crescano con il locale: il ferro, l’ottone ed il rame brunito, il legno verniciato, il velluto e gli specchi invecchiati. Tutto miscelato in modo tale che lo spazio venisse dilatato e che le variazione cromatiche armoniche e naturali accompagnino l’avventore durante il percorso culinario. Se un visitatore occasionale guardasse distrattamente attraverso la vetrina del locale penserebbe, forse, che Le Vivier non sia un ristorante, ma una sorta di spazio dedicato a più funzioni in cui la combinazione dei materiali e forme hanno lo scopo di stimolare i sensi dei frequentatori stessi. Provare per credere.

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