Pubblicato il rapporto sulla cultura italiana. Fra alti e bassi l’analisi del Belpaese

Roma

È stata pubblicata la sesta edizione del rapporto incentrato sulla cultura italiana e realizzato dalla camera del commercio. Io sono cultura è, appunto, il titolo del report che che porta numeri molto positivi anche se non è oro tutto ciò che luccica. Se infatti riscontriamo una notevole attenzione nei confronti di attività culturali che hanno portato a ingrossare il sacco del Pil del 17% con tutti i numeri che ne conseguono, quindi 1.500.000 persone coinvolte e circa 400.000 imprese, dall’altro se andiamo ad analizzare la situazione più nel dettaglio scopriamo cifre in ambiti dai quali possiamo sicuramente chiedere di più. Per esempio il nostro patrimonio storico artistico, che ricordiamolo è uno dei più importanti del mondo, pesa solo il 3,2% sul valore aggiunto e la situazione per quanto riguarda l’arte contemporanea non sembra essere delle migliori. Mancano infatti spazi che siano da collegamento fra l’uscita delle accademie e il grande mercato delle gallerie importanti, nominati artist run space se ne vedono pochi e concentrati soprattutto su Milano. Le iniziative private invece sembrano andare meglio e basta citare l’Hangar Bicocca per fare un esempio ma il problema rimane invece quella che nel report viene definita come ”emorragia preoccupante di critici e curatori italiani chiamati in ruoli apicali in istituzioni all’estero, senza che questo movimento out sia controbilanciato dal suo opposto in” che ha come rischio, sempre per riprendere dal testo, ”di far latitare il settore in una zona di amatorialità”.