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Ansia la mia migliore amica

«Questo libro è dedicato ai miei nonni e ai vostri nonni. Quelli che potete ancora vedere, e quelli che potete solo sentire». È la premessa che Giacomo Bevilacqua (autore di A Panda piace, una serie di strisce a fumetti creata a partire dal 2008) riporta nella sua intensa graphic novel Ansia la mia migliore amica. Edito da Panini comics, il volume in bianco/nero e colore (472 pagine, 25 euro) ripropone otto capitoli della serie A Panda piace l’avventura; un lavoro originale e interessante, come la motivazione che spinge l’autore, romano classe 1983, a disegnare: «Il fumetto per me non è solo un mezzo di espressione, ma un mezzo di sfogo vero e proprio. Il mezzo che ho scelto per parlare, in un modo o in un altro, di una serie di cose più o meno profonde». Dunque una mattina Panda riceve un regalo per posta. Il dono arriva da suo nonno, e la cosa è singolare considerando che suo nonno è morto da tempo. Cercando di risolvere questo mistero, Panda si troverà a intraprendere un viaggio in compagnia di Ansia, la sua migliore amica, e Godfrey, un uccellino tanto cinico quanto sovrappeso. Un’avventura che riserverà loro non poche sorprese. Come ha scritto (con un gioco di parole) Leo Ortolani, importante fumettista di casa nostra, noto soprattutto per la spassosa serie Rat-man, «A Panda Piace fare finta di essere un personaggio semplice e divertente, poi ti ritrovi in fondo alla sua avventura, con dentro al petto delle emozioni grosse così». Un attestato di stima, il suo, ad evidenziare le emozioni che un fumetto riesce (per fortuna) ancora a veicolare. «Ansia la mia migliore amica costituisce il passaggio mio e di Panda tra due stati d’animo distinti: da quello idiota, bambinesco e superficiale, a uno più profondo, dove vi parlo, nel modo più semplice che conosco, di qualcosa di estremamente complesso, di cose che hanno più di un significato e spetta a ognuno di noi interpretarle», riprende Bevilacqua. Sfogliando le pagine del volume è difficile, per chi lo ha letto, non tornare con la mente a Dimentica il mio nome di Zerocalcare.

In entrambi i casi, infatti, gli autori – e i loro alter ego letterari – sono divisi tra il rassicurante torpore dell’innocenza giovanile e la difficoltà (incapacità?) di sfuggire al controllo sempre più asfissiante della società. Decisioni da prendere, priorità da stabilire. E come aggiunge Bevilacqua – che non ha mai smesso di pubblicare sul web le strisce di A Panda piace – «totalmente impreparato a imboccare una strada che non hai idea di dove ti porterà, ma che sei certo ti cambierà per sempre».

Info: www.paninicomics.it

 

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