Interventi - L'angolo critico

Raggi e Giachetti, le proposte per la cultura

 

Quanto pesa la cultura nei programmi elettorali dei due candidati alla poltrona più alta di palazzo Senatorio in una città come Roma che conta oltre 45mila imprese del settore, un variegato e sconfinato patrimonio archeologico e che solo nel primo semestre del 2016 ha attratto quasi 10 milioni di turisti italiani e stranieri? Se ne parla poco. Del resto ai cittadini, prendiamo anche solo un elettore di Ponte Mammolo – periferia est di Roma -, interessano altre priorità. Avere la certezza, ad esempio, di poter prendere in sicurezza la metro, avere le strade illuminate di notte e pulite dai rifiuti durante il giorno. Evitare anche di fratturarsi il collo del femore cadendo con il motorino in una delle migliaia di buche che arredano il manto stradale.

Ma c’è anche questo settore, quello culturale per l’appunto, che non può essere omesso. Un po’ per evitare di continuare a sentirci dei trogloditi giacché viviamo in una città che conta 237 istituti di antichità e d’arte di cui 147 musei, 14 spazi espositivi, 40 aree archeologiche. Un po’ per logiche economiche non affatto trascurabili: il settore culturale romano incide per il 7,6% sul totale del comparto economico provinciale e genera mediamente più di nove milioni di euro l’anno. Nel 1980 l’intero centro storico, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede e la Basilica di San Paolo Fuori le Mura sono stati dichiarati dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dieci anni più tardi, nel 1990, il riconoscimento fu esteso anche ai beni compresi entro le Mura di Urbano VIII , poiché «rappresenta un capolavoro del genio creativo umano» come si legge in uno dei criteri di assegnazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Sarebbe bene che il nuovo sindaco se ne ricordasse. Dal momento che, solo per citare l’ultimo paradosso, il più grande intervento di arte contemporanea mai realizzato in una città, quello di William Kentridge Trionfi e lamenti, è ancora “offuscato” dai gazebo dei venditori di abiti e caramelle dell’Estate Romana.

Quindi vediamo cosa propongono i due candidati sindaco di Roma, che andranno al ballottaggio il prossimo 19 giugno, Virginia Raggi per il Movimento Cinque stelle, forte di un 35,2% raggiunto al primo turno, e Roberto Giachetti che, per il Partito Democratico, ha raggiunto il 24,8% lo scorso 5 giugno. I motivi che spingono un elettore a crociare un nome piuttosto che un altro, a volte, hanno ragioni ”variegate”. Si vota per simpatia, si vota per utilità, si vota perché «così ci hanno detto di fare». Sarebbe bene aggiungere a questo «si vota perché quel programma – al netto del fatto che sia un groviglio di promesse elettorali – mi convince di più per credibilità, prospettiva futura, capacità d’intenzioni».

E allora partiamo con Bobo, così chiamano Giachetti, l’ex-capo di gabinetto dell’allora sindaco Francesco Rutelli. Nel suo programma dedica quattro pagine alla cultura, (dopo una premessa abbastanza ridondante e al contempo prevedibile su quanto sia importante rilanciare il settore). Le sue proposte si riassumono in 15 punti. Si parte con la volontà di razionalizzare gli enti partecipati, da Zetema al Palaexpo. Accentrare, in sostanza, la gestione degli spazi espositivi e museali che fanno capo al Campidoglio, in pochi soggetti. Il teatro Valle, occupato per oltre due anni, dovrebbe diventare il Teatro del contemporaneo, casa «per le nuove opere – si legge nel programma – teatrali, musicali e di danza». Presa in considerazione anche la triste vicenda dei teatri di Cintura, quei centri periferici, come la sala di Tor Bella Monaca o del Quarticciolo, chiusi da tempo. Per la loro gestione e rinascita verranno coinvolte imprese e associazioni, mentre il candidato dem punta a riaprire anche alcuni dei cinema che in questi anni hanno chiuso i battenti. Sono ben 42 le sale cinematografiche con le catene alle porte. Giachetti punta a trasformarne alcune (non è specificato il numero né i tempi di realizzazione) in spazi di fruizione culturale promettendo che non si trasformeranno in supermercati.

Attenzione anche all’industria cinematografica, con la promessa, di ripensare l’ufficio cinema del Comune e snellire i passaggi burocratici per ottenere i permessi a girare. Si passa poi dalla volontà di realizzare il Parco dell’Appia Antica, rendendolo il parco archeologico più grande al mondo all’ingresso in città del modello Birmingham, vale a dire il modello “arts champions” per il quale ogni realtà culturale, sostenuta con finanziamenti pubblici, dovrà adottare a rotazione per due anni una zona della città. Ancora: incentivare la produzione culturale e artistica attraverso la “casa degli artisti e degli scienziati” per far convogliare sulla città l’estro e la creatività nazionale e internazionale. Occhi puntati, o meglio, orecchie aperte alla musica, con il sogno di portare in ogni municipio un’orchestra giovanile e trasformarla in una banda di quartiere. Rilanciare la Casa della Letteratura, istituire il “municipio della cultura” sulla scia dell’esempio europeo che ogni anno sceglie una capitale della cultura, e riaccendere l’interesse dei cittadini verso i luoghi d’arte attraverso la creazione di una tessera annuale per i musei in comune e la rimodulazione dei prezzi dei biglietti con sconti nelle ore serali.

Attenzione, infine, anche al marketing perché, in fondo, Roma deve essere pubblicizzata. Per questo si prospetta la realizzazione di un portale internet della cultura, sul modello de lamevabarcelona.com dove artisti, creativi e videomaker racconteranno – e promuoveranno – la Capitale. Non è specificato però se questo avverrà a titolo gratuito o sulla base di bandi e progetti remunerati.

E passiamo adesso alle proposte della candidata pentastellata. L’arte, la cultura e lo sport rientrano nei famosi ”11 passi per Roma”, i progetti secondo cui, per la Raggi, è possibile portare nella Capitale il cambiamento di cui la città ha bisogno. Decisamente più snello e meno particolareggiato, il programma per la cultura ha 3 priorità e si riassume in 4 linee d’azione. La prima: sensibilizzare la cittadinanza alle tematiche ed alle problematiche legate alla conoscenza ed alla tutela del patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Per far questo, imprescindibile sarà il coinvolgimento delle istituzioni capitolini negli spazi e nel personale. Saranno mappati i luoghi abbandonati per portarli a nuova vita e costituto un “tavolo cultura” periodico tra i diversi direttori di musei, soprintendenze, teatri per coordinare gli interventi da mettere in atto per Roma. Per la Raggi è fondamentale «promuovere e supportare la conoscenza, la salvaguardia, la tutela e la promozione» di quello che, in termini artistici e culturali, può offrire la Capitale in ogni suo quartiere. Partire dal Centro, certo, ma spingersi ben dentro le periferie. Individuare i luoghi e gli immobili inutilizzati di proprietà del Comune per creare, con adeguata riqualificazione, degli spazi di incontro e di creazione artistica ed evitare l’uso privatistico dei luoghi della Cultura, eliminando (e qui sconfiniamo un po’ nello spot che colpisce la ”pancia” dell’elettore) la gestione dei beni e delle istituzioni culturali orientata a logiche di profitto e mercificazione della cultura.

Entrambi i candidati hanno già in mente a chi chiedere di guidare la Cultura per Roma Capitale. A fine maggio Giachetti ha annunciato la sua possibile giunta, promuovendo il nome di Marino Sinibaldi (già direttore di Radio 3 dal 2009 e presidente del Teatro di Roma dal 2014) come assessore qualora il candidato Dem dovesse salire a palazzo Senatorio da vincitore. Da Sinibaldi tuttavia – corteggiato all’epoca anche dall’ex sindaco di Roma Ignazio Marino – non è arrivato nessun commento. Da parte sua, invece, Virginia Raggi, vorrebbe puntare tutto su quel Tomaso Montanari (storico dell’arte e cattedratico di Storia dell’arte moderna all’università Federico II di Napoli) che però sembrerebbe propenso, stando agli ultimi rumors e a un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, a rifiutare l’incarico se mai l’avvocato pentastellato diventasse sindaco. Nell’ultimo giorno di campagna elettorale la Raggi ha dunque proposto il nome di Luca Bergamo, direttore di Enzimi e segretario di Culture Action Europe, l’organizzazione attiva da anni nella promozione culturale a livello europeo.

Intanto per mercoledì 15 giugno, alle ore 21.00, è atteso il confronto dei due candidati che sarà trasmesso da Sky in diretta dal Campidoglio. Sarebbe utile, in quell’occasione, che si parlasse anche di questo.

Sarebbe utile, nell’ultimo confronto tra i due candidati prima del voto, che si parlasse anche di questo. Di cultura. Quantomeno per rincuorare i più strenui romantici che ancora credono di vivere nella città più bella al mondo e dare loro la possibilità di credere che “un sogno” per il domani, al netto delle proposte per i problemi ordinari, è possibile. Almeno nelle intenzioni.

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