Classe 1976 , romano, Giorgio Gigli è uno degli italiani che è riuscito a imporsi a livello internazionale nel mondo del dance flour, anzi come spesso succede, prima fuori dall’Italia e poi scoperto, per così dire, anche nel Belpaese. Giusto per citare qualche nome Gigli è salito sul palco di Berghain o in festival come Awakenings. Nel 2015 è passato dal mettere dischi a farne. The right place were not to be è il titolo del suo primo album che segue due ep. È proprio con questo lavoro che Gigli si esibirà il 19 maggio al Maxxi per Spring Attitude nella sezione curata da Caterina Tomeo Arts & New Media accompagnato dai video di Lord Z che sottolinea il concept dell’album.
Qual è il tema di The Right Place Where Not to Be?
«Il titolo è arrivato all’improvviso, quando l’album ancora non era finito. Mentre producevo e ascoltavo, cercavo di immaginare che tipo di ambiente avrei voluto descrivere. Era chiaro che fosse un racconto distopico, ma non avevo ancora le idee chiare di come sviluppare il concetto, dopo che l’album è stato ascoltato da Studio Lord Z è stato scritto il concept. The Right Place Where Not To Be è la terra in cui viviamo in un futuro non definito dove ormai l’essere umano si è estinto e le uniche forme rimaste in vita sono quelle minerali e vegetali. Atmosfere plumbee in un contesto altamente indesiderabile e inquietante».
In che modo il lavoro di Lord Z interagisce con la musica, i due sono nati insieme?
«Inizialmente non era chiaro cosa fossi andato a descrivere, è la musica che ci ha indicato la direzione giusta da prendere. Studio Lord Z ha steso lo storyboard e ha tradotto la musica in un documentario».
Le composizioni del tuo ultimo lavoro sono distanti dall’idea di Dance floor, dove hai preso l’ispirazione, chi sono i tuoi maestri?
«Amo questo tipo di atmosfere, le ho sempre inserite in tutti i lavori che ho prodotto negli anni anche se non di questa tipologia. Ci sono artisti che apprezzo particolarmente e che mi hanno dato grandissime ispirazioni, tipo: Angelo Badalamenti, Daniel Barendoim, Rafael Anton Irisarri, Zoviet France, Boards of canada».
Maxxi, simbolo dell’arte contemporanea a Roma, che effetto ha far suonare un proprio lavoro lì?
«È una grande soddisfazione lavorare in un posto che ha un profilo così alto, la musica elettronica si fonde con l’arte anzi diventa arte stessa».
Info: www.springattitude.it


