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Tindar, Aletheia

«Come osservo un albero e provo ad immaginarne le radici, così osservo una foglia e le sue misteriose ombre. Sostanza concreta, silenziosa e potente: questo è l’insegnamento che la natura mi dà e dinnanzi al quale m’inchino». Con queste parole Tindar, artista finalista del Talent Prize 2015, prova a svelare il suo complesso e ormai consolidato rapporto con la natura, natura di cui nuovamente parla in occasione della sua prima personale alla ProjectB Gallery di Milano, fino al 20 maggio. La mostra si chiama Aletheia (αλήθεια), letteralmente traducibile dal greco con l’espressione “lo stato del non essere nascosto, lo stato dell’essere evidente” e comunemente intesa come “verità”, e propone una selezione di 18 opere della serie delle Radici delle Ombre e delle Tracce che appunto ci svelano il delicato e articolato rapporto tra la natura delle cose e la natura dell’uomo.

In particolare, le Radici (disegnate su pagine di testi antichi che l’artista ricerca personalmente tratte dalla Divina Commedia, da L’Orlando Furioso o dai testi sacri delle tre grandi religioni monoteiste), ci parlano di collettività, della difficoltà di riunire cultura e religione di una comunità con l’identità del singolo; per quanto concerne invece la serie delle Ombre, l’opera dell’artista è completamente in balia della natura, secondo la ferrea regola riguardo cui Picasso asseriva “io non cerco, trovo”. Riguardo alle Tracce, infine, (impronte digitali impresse a inchiostro su carta e ripetute per ricreare la forma specifica di ognuna) il metodo di ricerca di tipo deduttivo (dal generale al particolare) e induttivo (dal particolare al generale) si fondono nella rappresentazione ultima dell’Io.

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