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Biennale al femminile

«Tornerei in Italia solo se la situazione culturale si sbloccasse e rinfrescasse un po’», diceva Cecilia Alemani nel 2011 in un’intervista al Corriere della Sera. Ora non ha ancora 40 anni e in Italia ci ritorna, ma solo per poco, in qualità di curatrice del Padiglione Italia alla 57esima Biennale d’Arte di Venezia in calendario dal 13 maggio al 26 novembre 2017. Catanese di origine, laureata in filosofia all’Università degli Studi di Milano, la Alemani ha deciso di trasferirsi nel 2003 negli Stati Uniti per un master in studi curatoriali e non è più tornata indietro. Nel 2011 diventa direttrice del programma di arte pubblica dell’High Line Art, la ferrovia sopraelevata trasformata in uno spazio pubblico aperto che è diventato uno dei simboli della città: «La società americana – spiegava la Alemani al Corriere della Sera nella stessa intervista – a differenza di quella italiana, è meritocratica: non importa da dove vieni o quanti anni hai, se sei bravo e qualificato nel tuo campo troverai di sicuro un lavoro». Così è entrata a far parte di quella ristretta cerchia di italiani che all’estero sono riusciti a fare ciò che in Italia probabilmente avrebbero dovuto aspettare decenni per realizzare, come il suo marito Massimiliano Gioni, Andrea Lissoni, Francesco Bonami, Chiara Parisi, Paola Antonelli, Valentina Castellani, per citare solo alcuni nomi di una lista che va pian piano espandendosi.

Competenza ed esperienza le parole chiave. E la Alemani può vantare nel suo curriculum numerose collaborazioni prestigiose con musei, istituzioni e fondazioni internazionali tra cui Tate Modern, il MoMA PS1 e Palazzo Grassi, ma anche spazi non-profit e progetti indipendenti. Dal 2009 al 2010 ha diretto lo spazio sperimentale X Initiative a New York. Come curatrice indipendente ha organizzato mostre in musei, gallerie e spazi non-profit tra cui Glee, Blum and Poe, Los Angeles (2011); The Comfort of Strangers, MoMA/PS1, New York (2010); Solaris, Gió Marconi Gallery, Milano (2009); ONLY CONNECT, Bloomberg Headquarters with Art in General, New York (2008); boundLES, New York (2007); e Things Fall Apart All Over Again, Artists Space, New York (2005). A comunicare la nomina Dario Franceschini che ha descritto il suo progetto ambizioso, innovativo e in linea con le più avanzate metodologie espositive, all’interno di una rosa di dieci e poi di tre candidati. I dettagli verranno comunicati nelle prossime settimane ma si prospetta già una Biennale al femminile, quella guidata da Christine Macel, storica dell’arte francese.

 

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