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La Cina frena la produzione di architetture bizzare

La Cina da qualche tempo a questa parte è diventata palco per le più stravaganti architetture. Nella nazione oltre agli interventi di archistar come, tra i tanti, Zaha Hadid a Beijing si contano almeno 10 riproduzioni della casa bianca, tre archi di trionfo e una torre Eiffel. Ma non sarà più così, la Cina cambia strategia. Il comitato centrale del partito di stato comunista insieme al consiglio di stato hanno deciso di prendere manovre per arginare il fenomeno. La decisione fanno sapere dal New York Times è stata presa dopo un incontro nazionale sui problemi legati all’urbanizzazione. Se nel 1978, infatti, solo il 18 percento della popolazione viveva nelle città, oggi il dato sale a oltre il 56 percento con ricadute che non sono difficili da immaginare. Per quello che riguarda le costruzioni architettoniche è stata presa la decisione di puntare tutto su una produzione nazionale e sulla sobrietà estetica dei lavori che non devono compromettere la funzionalità dell’edificio. Insomma, non certo una buona notizia per i grandi studi di architettura internazionali che con sempre maggiore fatica vedranno accettati i loro progetti in Cina. 

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