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Tuggener al Mast

«Il tratto distintivo della sua opera è rappresentato da uno sguardo penetrante sulle persone e sugli oggetti del mondo così ravvicinato e attento come se volesse sorprenderle, unito ad una grande padronanza del gioco di luci ed ombre», con queste parole Urs Stachel, direttore della PhotoGallery della Fondazione MAST, introduce la mostra curata assieme a Martin Gasser, Fabrik 1933-1953, ispirata dall’omonimo libro, vera e propria bibbia della fotografia, che al meglio racchiude e sintetizza il lavoro del fotografo svizzero Jakob Tuggener: la mostra infatti raccoglie oltre 150 scatti tra i quali ne spiccano numerosi inclusi proprio nel suddetto libro cult. Quasi come un pittore ossessionato dai particolari, meticoloso e al contempo veloce, Tuggener fa un uso sapiente del bianco e nero come chiaroscuri che definiscono maniacalmente i dettagli, senza mai però lesinarci una patina affascinate: ad uno sguardo attento il suo personale velo di Maya rivela l’oblio del progresso tecnico incontrollato, rovescio della medaglia dell’industrializzazione: il rapporto uomo-macchina ci appare quindi come potenzialmente distruttivo.

Amante del cinema espressionista tedesco degli anni venti e dei forti contrasti, Tuggener, rigorosamente in smoking e armato della sua Leica, si destreggia tra le gran dame di Berlino, Zurigo e St. Moritz, senza mai disdegnare, in tutto quel reiterato luccichio, di raccontare il lavoro degli addetti ai lavori dietro le quinte, quali cuochi, camerieri e musicisti. L’esposizione, visibile sino al 17 aprile, è corredata dalle proiezioni del ciclo Nuits de bal 1934-1950, che nonmancano di sottolineare il rapido balzo, e non certo inusuale per il fotografo, dal desolante e austero capannone industriale allo sfavillante scintillio di una società tanto ricca quanto povera di contenuti. Si può dunque dire che Tuggener abbia amato gli estremi come i dettagli, il bianco e il nero come la scala dei grigi, perché la realtà, la storia e l’esistenza, sono elementi da rappresentare con cura e dedizione, proprio come le proporzioni di fotografie fatte a regola d’arte. Paladino dell’estetica come dell’etica, della bellezza come della verità, di se stesso Tuggener diceva: «Seta e macchine. Questo è Tuggener». Info: www.mast.org/dettaglio-tuggener

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