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Alla Fondazione Prada la mostra di Goshka Macuga, una riflessione sull’umanità e la sua fine

Dal 4 febbraio fino al 19 giugno, la Fondazione Prada ospita la mostra To the Son of Man Who Ate the Scroll, curata dall’artista polacca Goshka Macuga. Macuga, che all’interno della mostra espone anche sue opere. La ricerca complessa dell’artista va a toccare in questo progetto questioni fondamentali come il tempo, l’origine, la fine, il collasso e la rinascita. Partendo dall’angoscia che accomuna l’umanità di fronte all’idea della propria estinzione, Macuga si pone un interrogativo essenziale: quanto è importante affrontare la questione della fine nel contesto della pratica artistica attuale? Si parte dal piano terra della rassegna, in cui è esposto un androide che declama ininterrottamente un monologo composto da frammenti di discorsi di grandi pensatori. Intorno a lui una selezione di opere di grandi dimensioni di artisti come Phyllida Barlow, Robert Breer, Ettore Colla, Lucio Fontana e Alberto Giacometti. Un’altra installazione di Macuga presenta delle teste di bronzo di figure storiche e contemporanee. Al piano superiore, invece, si trova l’installazione Before the Beginning and After the End, realizzata da Macuga in collaborazione con l’artista francese Patrick Tresset: cinque tavoli con rotoli di carta lunghi 9,5 metri ricoperti da schizzi, disegni, testi, formule matematiche e diagrammi che illustrano la storia del progresso umano. Sopra i rotoli ci sono opere d’arte antica e contemporanea di diversi artisti (Hanne Darboven, Lucio Fontana, Sherrie Levine, Piero Manzoni e Dieter Roth ad esempio), oggetti rari, libri e documenti. Info: www.fondazioneprada.org

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