Due punti e a capo - Interventi

Investire in arte conviene

Investire in arte conviene per quattro ragioni: 1) Conviene perché lo dicono le statistiche sui rendimenti economici (anche in anni di crisi il comparto è andato molto meglio del mercato); 2) Conviene perché lo fanno massicciamente tutte le grandi istituzioni finanziarie (che per statuto non si occupano di filantropia); 3) Conviene perché l’arte porta con sé una eccellente forza mediatica e relazionale (dai vari imperatori e capi di stato, ai grandi imprenditori di oggi, tutti hanno utilizzato l’arte per comunicare e magnificare il proprio potere); 4) Conviene perché è l’unico investimento che genera piacere nel fisico e nell’anima (cosa attacchereste nella parete del vostro salone: un quadro di Andy Warhol o un certificato di un titolo azionario?).
Vi sono altri asset su cui investire che producono vantaggi pari ai quattro appena elencati? Rifletteteci. Non ve ne sono. E questa semplice verità vale tanto per le aziende che per i privati. Dunque che convenga investire in arte lo possiamo considerare un assioma. Il problema piuttosto è come realizzare l’investimento. Negli ultimi vent’anni, grazie alla globalizzazione e alla rivoluzione digitale, gli investimenti in arte da fatto elitario si sono trasformati in fenomeno prima di tendenza poi di massa. Il che significa che abbiamo ridondanza di domanda e anche di offerta e ciò pone per l’appunto il tema di cosa e a quanto comprare. Certo quando si acquistano artisti affermati, quelli cioè con un benchmark chiaro, il rischio è minore. Ma questo è il segmento alto del mercato, quindi rimasto in mano ad una esigua minoranza d’investitori.

Tutti gli altri invece devono sapersi cimentare in una non facile attività di ”scouting” e nell’ancor meno agevole attività di valorizzazione delle opere acquistate. Investire in arte dunque conviene, di fatto è alla portata di molti (ad Affordable Art Fair si trovano opere a partire da 500 euro) ma questi molti devono saperlo fare. Certo è che proprio in questa fascia ampia di mercato si appalesano le migliori opportunità. Il mondo delle aziende, per esempio, e mi riferisco anche a quelle medie e piccole, ha scoperto che l’arte è un investimento conveniente e dunque ha cominciato ad entrarvi con interesse crescente. Gli imprenditori lo fanno con il loro approccio consueto, cioè valutando il ritorno dell’investimento (economico, fiscale, mediatico che sia). I risultati, anche in Italia, sono estremamente positivi. Insomma, l’arte è un asset conveniente e strategico che offre buone opportunità per le aziende come per i privati. Opportunità che verranno colte utilmente soltanto da chi saprà prima scegliere bene e poi valorizzare meglio. Attività non proprio banali, che richiedono buona competenza, indipendenza di giudizio e terzietà rispetto al giro tradizionale del business rappresentato da artisti, galleristi e curatori.

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