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Interno, via degli Ausoni

Al centro di uno dei quartieri storici e fulcro della movida notturna universitaria della città, San Lorenzo, la Fondazione Pastificio Cerere, in attività da dieci anni sotto la guida di Flavio Misciattelli, contribuisce a donare alle persone e ai luoghi circostanti la giusta dose di rispetto delle tradizioni e del territorio mescolati al fervore artistico moderno e contemporaneo. Grazie a questo sapiente mix di ingredienti e alla partecipazione di nomi di spicco del panorama nazionale quali Nunzio, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli, che ne hanno fatto il proprio quartier generale, Via degli Ausoni è diventata nel corso degli anni un ritrovo elitario ma popolare per gli autori e per il proprio pubblico, un punto di incontro tra ispirazione e opere concrete al centro del progetto ideato da Marcello Smarrelli per i dieci anni di attività della Fondazione e i centodieci dalla costruzione dell’edificio stesso. Fa parte del progetto anche la personale di Pizzi Cannella, Interno via degli Ausoni inaugurata il 21 gennaio al Pastificio Cerere, dedicata interamente al rapporto dell’artista con questo ambiente fisico ma anche spirituale, evocativo in cui ha passato gran parte della propria esperienza culturale e dove sono nate molte delle sue creazioni.

Della mostra fanno parte una serie di visioni tratteggiate su carta: luoghi, interni ed esterni, città visitate, quartieri, cortili, alberi, persino binari. All’ingresso la mappa di un appartamento a metà tra realtà e finzione dove le stanze si moltiplicano in maniera armoniosa e il vuoto è riempito dai nomi di opere di Pizzi Cannella che delimitano gli ambienti, come fossero appese alle sottili mura. A distogliere lo sguardo dei visitatori durante il percorso ci sono solo un video che sintetizza la collaborazione del Gruppo di San Lorenzo e una vasca in pietra che, al centro di una delle sale piu piccole, ricorda che quell’edificio (e in particolare il terzo piano, citato dall’autore stesso in uno dei ritratti) è sempre stato pieno di vita, di quotidianità. L’esposizione, volutamente libera e lasciata alla personale interpretazione, si conclude con l’unica tela che troneggia in fondo alla sala maggiore: un interno immaginario ma reale fatto di punti di vista, scorci, ricordi di luoghi esistenti che si fondono fino a creare uno spazio dove ognuno è libero di riconoscere un dettaglio, un particolare e di farlo proprio. Un mondo conosciuto ma tutto nuovo, da scoprire: l’ideale per un viaggiatore da camera, come ama definirsi l’artista. Fino al 5 marzo 2016; info: www.pastificiocerere.it

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