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Mauro Rescigno

Il mondo di Mauro Rescigno è un fatto di immaginazione e sogno, un rifugio tra i desideri in cui ritrovare se stessi e reinterpretarsi dopo aver esplorato la condizione umana, come nel video Seeking and Finding, Premio speciale Fondazione Roma al Talent Prize 2015.

Come nasce Seeking and Finding? «Questo video nasce da mesi di metabolizzazione. Fin dal primo momento ho voluto che il lavoro venisse compreso a più livelli: il riferimento al surrealismo e alla metafisica è uno, il secondo è il riferimento al cinema muto dei primi anni del ‘900, il livello più profondo è legato all’esistenza umana e ai non luoghi che ci circondano. Il mondo appare desolato e in disordine, un posto della memoria e delle emozioni, offuscato da una nebbia rosa fatta quasi di bambagia. Emerge così una dimensione umana grottesca, che vede solo nella dimensione onirica il realizzarsi dei suoi sogni. In questo mondo l’uomo cerca e trova se stesso, attraverso i suoi desideri, da qui il titolo del lavoro. Ho voluto partecipare alle selezioni del Talent Prize con l’intento di mostrare quello che è stato in questa primavera il mio ultimo lavoro, in un contesto altamente culturale in cui è privilegiata la ricerca artistica e individuale».

Per leggere fino in fondo Seeking e Finding bisogna conoscere il tuo vagare per l’universo, per altri mondi. In questo video c’è una casa: un posto in cui fermarsi e da cui ripartire? «Il mio intento è esplorare me stesso e interpretarmi, sublimare, enfatizzare e ironizzare su aspetti della mia persona, per scoprire la condizione umana contemporanea. Nell’ultimo anno, nella mia ricerca ho voluto sottolineare il legame indissolubile che abbiamo con la natura, con il cielo sopra di noi e con l’universo intero. Il mio viaggio in questo contesto non ha fine, né una fissa dimora, è in continua evoluzione. La mia casa non può che essere il tempio della propria persona, proiettata nella felicità e nella realizzazione. Un sogno a occhi aperti dove dimora la propria intimità che muta con il mutare del tempo. Ogni lavoro che realizzo è una nuova ricerca da effettuare, con destinazione incerta, per poi ripartire».

Il mondo esteriore ti appare sterile e disordinato, nel tuo mondo interiore ti togli la maschera e guardi al mondo fuori è lì che trovi ci sia arte? «L’arte non è nel mio processo creativo, ma è un luogo dove attingere e ammirare mondi altri. Non sono mai sicuro che i lavori che realizzo possano essere definiti “Arte”, ma si sa che è il sistema nel suo contesto a dare tale definizione. Quando realizzo i miei lavori, non penso all’arte ma a un percorso che ho iniziato, a un viaggio alla ricerca di una tappa».

Ti senti più a tuo agio ad abitare l’immaterialità? «L’esperienza umana con il cosmo avviene quotidianamente, ma allo stesso tempo il cosmo è molto lontano da noi. La sua scoperta può avvenire solo con l’immaginazione e l’immaginazione è immateriale. In questo contesto sento che posso “vestirmi” di qualsiasi cosa, ma non sempre mi trovo a mio agio: è difficile “usare” me stesso come il tramite tra l’immaterialità e il mondo reale, e a volte le idee perdono la loro natura originaria, qualcosa può cambiarle e produrre un risultato inatteso».

Qual è il tuo prossimo progetto? «Sto lavorando a una serie di video che vogliono sottolineare il rapporto indissolubile tra uomo-universo-natura, un primo lavoro già pubblicato in rete è Cleansing, ispirato a Henri Rousseau. Sto inoltre realizzando dei dipinti su tela che andranno a costituire un ciclo dal titolo Flowers».

 

 

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