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Making sense, una mostra che mette insieme artisti e artigiani digitali

Forse avrete già sentito parlare di maker, o forse no. Il termine definisce una controcultura che potremmo identificare come composta da artigiani digitali. Un movimento nato negli Stati Uniti nei primi anni del 2000 e poi espansosi in tutta Europa. Le caratteristiche che definiscono i maker sono la capacità di realizzare tutto da soli e la conoscenza di tecnologie come stampanti 3D o l’hardware Arduino, usate per costruire i più svariati oggetti. La domanda alla base del progetto Making sense è: cosa succede se mettiamo insieme questa nuova cultura con il mondo dell’arte? Ne è nata prima una residenza a palazzo Pretorio a Cittadella per cinque artisti Francesco Bertelé, Roberto Fassone, Kensuke Koike, Laurina Paperina e Elisa Strinna, e tre realtà maker italiane: Friends Make Books, Lumi Industries, Recipient.cc e poi una mostra negli stessi spazi aperta fino al 6 aprile che mostra la produzione delle residenze. Curata da Guido Bartorelli, Caterina Benvegnù e Stefano Volpato l’esposizione presenta disegni, progetti, oggetti e propone una serie di incontri tutti incentrati sul maker e arte fino alla fien dell’esposizione. Info: www.fondazionepretorio.it

 

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