La mostra di Trevor Paglen rende visibili i programmi di sorveglianza di massa

New York

Fino al 24 ottobre, la Metro Pictures Gallery di New York ospita l’esposizione del fotografo nonché scrittore americano Trevor Paglen. Ad alcuni, il suo nome non sarà del tutto sconosciuto, in quanto è stato direttore della fotografia nel film uscito nel 2015 di Laura Poitras, Citizenfour, documentario incentrato sul caso Edward Snowden, consulente della NSA, la National Security Agency, responsabile di aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico. Su questa riflessione è incentrata anche l’intera mostra che attraverso video, sculture, installazioni cerca di rendere visibile il mondo nascosto dei dati riservati, spingendo il pubblico a riflettere sui sistemi che ci controllano a nostra insaputa. Code Names of the Surveillance State, per esempio, documenta con una video installazione gli oltre 4mila nomi in codice usati dalla Nsa, e dal suo equivalente britannico GCHQ, per le loro operazioni segrete. Autonomy Cube, invece, è una scultura realizzata in collaborazione con l’attivista e hacker Jacob Appelbaum per i musei che funziona anche per accedere alla rete Tor, che consente di collegarsi a Internet in modo anonimo. Un altro filone della ricerca dell’artista, riguarda le operazioni militari sotto copertura.

 

 

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