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Tre mostre al Madre

Inaugurata la nuova stagione espositiva del Museo Madre di Napoli con una triplice proposta che ribadisce la centralità dell’istituzione partenopea nella geografia italiana del contemporaneo: Axer/Désaxer di Daniel Buren, Mark Leckey. Desiderata (in media res), La Voce. Nel giallo faremo una scala o due al bianco invisibile di Marco Bagnoli. Axer/Désaxer a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola è il secondo dei due interventi commissionati all’artista francese, che riflette ancora sul rapporto tra museo e comunità in occasione della prima ricorrenza decennale del Madre. Si tratta di un lavoro in situ che attraverso specificità stilistiche bureniane cerca di mettere ideologicamente in asse l’atrio di un edificio che è posizionato in maniera obliqua rispetto all’antistante Via Settembrini. Il pavimento è firmato dalle storiche strisce bianche e nere di 8,7 cm, qui in marmo, e le pareti presentano una colorazione vivace (gialli, blu, arancioni) che unitamente a superfici specchianti di grandi dimensioni provocano un impatto spiazzante e coinvolgente, una psichedelia cromatica che quasi restituisce la teatralità scenografica di alcuni vicoli napoletani. Axer / Désaxer e Come un gioco da bambini ridisegnano concettualmente il piano terra del museo, apparendo ora come una vera e propria opera unica del maestro francese che infittisce il suo già intenso rapporto con Napoli e la sua traiettoria culturale.

Al terzo piano è ospitata la prima retrospettiva e personale in una istituzione museale italiana di Mark Leckey, a cura di Elena Filipovic e Andrea Viliani. L’artista britannico, vincitore del Turner Prize 2008, è qui raccontato attraverso una selezione di opere, alcune molto famose, che ripercorrono una carriera densa e particolarmente orientata, attraverso sculture, installazioni, fotografie e ambienti sonori, a intrecciare la ricerca estetica con la sfera del quotidiano. Il suo è un intervento intermediale su simbolismi e ideologie della contemporaneità, una profonda riflessione sulle oscillazioni della cultura, da quella alta a quella più propriamente pop, che in qualche modo condizionano le facoltà umane di esperire la realtà. E allora, un gigantesco e inquietante Felix the cat (Inflatable Felix, 2013) introduce lo spettatore al percorso espositivo che in traiettoria lineare propone la più nota produzione video di Leckey, da Mercury Tail del 2015 a Model of 7 Windmill Street del 2007 e il film in 16mm Made in ‘Eaven del 2004 simbolo della tecnica del videocollage di cui Leckey è maestro. È in mostra anche Fiorucci Made Me Hardcore (1999) che è probabilmente la sua opera video più nota, dedicata alla cultura musicale britannica e insegna di una generazione, il lavoro che lo ha proiettato con energia all’interno del sistema dell’arte contemporanea.

La Voce. Nel giallo faremo una scala o due al bianco invisibile di Bagnoli è una delle opere concepite all’interno del progetto L’albero della Cuccagna a cura di Achille Bonito Oliva ed è un lavoro ripensato per la sala del secondo cortile del Madre, affiancato da un’altra opera dell’artista toscano, Janua Coeli, 1988, una suggestiva installazione ambientale e sonora che vede protagonisti una voce emessa da un’ampolla, la sua diffusione e una scala che si erge dall’interno all’esterno oltrepassando il tetto. Info: www.madrenapoli.it

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