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La nuova direttrice del MArTa

Archeologa, nata a Pistoia, laureata in Conservazione dei Beni Culturali a Pisa, Scuola di Specializzazione di Archeologia e dottorato di ricerca europeo presso l’Università di Siena in Storia, archeologia e archivi del Medioevo. Più di un decennio di scavi archeologici tra Italia e Tunisia. Dal 2013 è direttrice del Servizio dei beni culturali e del museo/centro d’interpretazione «Coriosolis » della Comunità dei Comuni Plancoet Plélan in Bretagna. Lei è Eva Degl’Innocenti, 39 anni, nuova direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTa), piena di entusiasmo e con un bagaglio di idee stimolanti.

Prima di tutto complimenti per il nuovo incarico; Taranto è una città ricca di storia ma anche con un presente assai problematico. Come ha accolto la nomina in qualità di direttrice del MArTa?
«Mi rendo conto che sarà una sfida ed è proprio per questo che avevo inserito il MArTa tra le prime destinazioni scelte. Conosco Taranto perché spesso, negli ultimi anni, sono venuta in Puglia e per un’archeologa era impensabile non visitare il Museo Archeologico Nazionale. Conosco l’entroterra, la storia, le dominazioni e il contesto culturale tarantino; una terra densa di tracce identitarie di numerose popolazioni. Concentrerò la mia attenzione sulla città ma anche sul territorio, sulle organizzazioni culturali e sulla città operaia. Il principio è quello della democrazia culturale. Non sarò un direttore seduto dietro una scrivania; andrò nelle scuole, nei quartieri disagiati, per le strade…racconterò del Museo e della sua storia. Ogni cittadino di Taranto dovrà identificarsi nel MArTa».

Quali sono le idee che proporrà per il Museo Archeologico Nazionale di Taranto? Ci sono delle strategie a cui ha pensato?
«La Regione Puglia nell’ultimo decennio ha dimostrato di essere una regione molto dinamica, soprattutto sotto l’aspetto turistico; punto anche a questo. Il Museo come volàno per una ripresa turistica del territorio tarantino; e poi non scordiamo che lo Jonio è ricco di grossi mecenati che mai hanno pensato di investire in cultura. Forse questa sarà la volta buona».

Lei ha citato il turismo e la Puglia Dinamica; a poco più di 100 km da Taranto, una cittadina come Lecce ha cambiato le proprie sorti facendo del turismo la sua arma vincente. Cosa ne pensa? Ha delle idee in merito?
«Se penso a Lecce penso soprattutto ad una delle Università italiane più prestigiose. Il Dipartimento di Beni Culturali, poi, è uno dei più attivi ed efficienti del Mezzogiorno. Punterò a intense sinergie con l’Università, quello sicuramente. Non esiste valorizzazione senza ricerca».

Dalla Francia, con un contratto a tempo indeterminato, a Taranto, con un contratto a scadenza.
«L’esperienza in Francia, (unica italiana fra centinaia di francesi, ndr), in qualità di project manager del progetto europeo al Museo nazionale francese del Medioevo di Parigi mi ha arricchito non poco; esistono dinamiche di gestione, come l’ingegneria di progetto, che in Italia solo in pochi considerano importante. L’esperienza fuori dal proprio contesto nazionale, a stretto contatto con un’altra realtà e un’altra cultura non può che arricchire; da una parte per affinare le proprie competenze, dall’altra per cogliere tutto ciò che può essere utile per migliorare il proprio contesto lavorativo. Da oggi, quindi, il MArTa».

Parliamo di esperienza all’estero; c’è stata grande polemica per la nomina di alcuni nuovi direttori (sette su venti) di nazionalità non italiana. Lei, che ha vissuto questa situazione sulla propria pelle, cosa ne pensa?
«Non posso che essere favorevole ad una scelta del genere; non dimentichiamo che ci sono moltissimi colleghi italiani che ricoprono cariche di assoluto prestigio nelle più grosse istituzioni museali mondiali. Avere un direttore “straniero” alla guida di un museo italiano lo leggerei più come un’opportunità e non come una minaccia. Probabilmente se non ci fossero state nomine esterofile le critiche ci sarebbero state ugualmente».

Torniamo a Taranto. Cosa farà appena arrivata nella città dei due mari?
«Sicuramente avrò desiderio di incontrare personalmente tutti i dipendenti del Museo Archeologico Nazionale; voglio parlare con ognuno di loro. Capire dalla loro esperienza e dalla loro percezione cosa pensano del “proprio” museo, cosa farebbero, che direzione prenderebbero. Solo dopo aver parlato con le persone che hanno reso possibile la fruizione del MArTa sarà possibile pianificare il futuro».

Direttrice, sicuramente sarà accolta da numerose organizzazioni culturali che negli ultimi anni, con non pochi sforzi, tentano di risollevare le sorti della città di Taranto. Come si confronterà con esse?
«Incontrerò tutti, mi confronterò con ogni gruppo associativo; sono queste associazioni il motore propulsore dell’identità culturale di una città. Troveremo strategie, soluzioni, idee. Inoltre dovrà essere formato un nuovo CDA e un Comitato Scientifico del Museo Archeologico. Di lavoro ce ne sarà tanto e io non vedo l’ora di cominciare».

Buon lavoro direttrice, e complimenti ancora, soprattutto per il coraggio.
«Pascal diceva che la vita è come la fede, un salto nel buio».

Commenti

  • Gianpiero Romano

    Visto che Taranto la indicate come “la città dell’Ilva”, Venezia come la chiamate, “la città di Porto Marghera”?