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I fiori del mare

Unire il piacere concettuale con il piacere estetico è impresa ardua, possiamo pensare all’americano Donald Judd come all’italiano Gianni Colombo, solo per citare due artisti di diversa provenienza e di diverso territorio d’azione. Nella sua personale, I fiori del mare, Paolo Angelosanto riesce perfettamente nell’intento unendo una componente intellettuale non esplicita che si realizza nella riflessione sul problema attuale dei migranti attraverso opere che hanno un concetto forte sviluppato al loro interno non evidente nell’immediato, alla bellezza della pittura, con delicatezza estrema. La mostra si svolge alla Galleria Miralli di Viterbo ed è a cura di Marcello Carriero. Senza alcuna allusione alle Fleur du Mal di Baudelaire, Angelosanto identifica, ne I fiori del mare, i migranti con i fiori della Primavera di Botticelli. Nella prima sala che si incontra, che prende il nome dalla personale, è presente un’installazione: un gommone, Camera d’aria, è gonfiato e su di esso vi sono dipinti i fiori ripresi dal famoso quadro botticelliano, quasi a dire che i protagonisti degli sbarchi sorgono dalle acque così come fa la Venere. Ci si imbatte poi nella sala principale della galleria, denominata in questa mostra la Sala della Speranza dove il viaggio è una ricerca di salvezza che ha un approdo. Disposti ad onda sulla parete di fronte all’ingresso piccoli quadri con i fiori, quadri dalle fogge diverse, mentre un grande ovale nella parete opposta racconta di intraprendenza e pericolo. L’onda ovviamente è quella del mare, mentre i fiori sono per la maggior parte disposti verso il basso, come accade nella Primavera: oltre alla citazione che si concretizza in un accezione positiva si percepisce un sottile senso di disagio dovuto al pensiero di coloro che non ce l’hanno fatta. Ma la speranza persiste ed è identificata nel dipinto di Angelosanto La Primavera di Botticelli che racchiude tutto il significato della mostra: una carta da parati è stata colorata dall’artista con le cromie della bandiera italiana e sopra vi è scritto La Primavera di Botticelli.

L’identità dell’Italia è così rappresentata ed il Belpaese diventa anelito di salvezza: i tanti migranti arrivano principalmente sulle coste italiane, anche se forse non si fermeranno qui; il senso di casa indicato dall’uso della carta da parati è indice di un focolare che si è dovuto abbandonare, per poi trovarne un altro. La parola Primavera è stata utilizzata anche per rappresentare il movimento arabo che ha aperto le porte ad un tentativo di dialogo con l’Occidente, movimento che alla fine si può considerare come fallimentare. Ma questa personale ridà vita a tutte le speranze, comprese quelle vissute nei secoli passati in cui il fenomeno dei migranti si è manifestato in diversi modi. A completare il significato dell’esposizione è stata la presenza, il giorno dell’inaugurazione, di un ragazzo vestito da marinaio, simbolo di chi salva durante gli sbarchi, ragazzo che, nella visita alla mostra, ha aperto la porta della Chiesa della Salute, vicina alla galleria Miralli, in cui è esposto un altro quadro con carta da parati dai colori della bandiera italiana e con su scritto La Primavera di Botticelli, ma di maggiori dimensioni rispetto al primo. Paolo Angelosanto crea una personale completa che riserva la sorpresa dell’affrontare una tematica attuale carica di violenza con gentilezza, senza forzare la mano, lontano da sensazionalismi effimeri. Dal testo critico del curatore Marcello Carriero: ”Paolo Angelosanto lavora da anni sulla polivalenza iconica assorbendo dalle immagini del passato il valore evocativo e restituendolo in un nuovo contesto figurativo per stimolare una riflessione sul presente. Al riguardo si potrebbe aprire una parentesi sulla natura di tale icona, su che cos’è l’immagine maneggiata da Angelosanto, ma in questa sede mi preme più sottolineare quanto le sue manipolazioni non vadano mai a stravolgere il senso originario, quanto piuttosto ne origino uno nuovo”.

Fino 25 settembre 2015
Galleria Miralli via San Lorenzo 57, Viterbo.
Info: www.galleriamiralli.com

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