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Villa Celle (II)

La collezione d’arte ambientale di Giuliano Gori inizia ufficialmente il 12 giugno 1982. Lasciano la firma su quest’avventura Paladino, Gilberto Zorio, Fausto Melotti, Pistoletto e molti altri insieme ad un artista americano Robert Morris, scultore e teorico della Minimal art, che a Celle verrà più volte, soggiornando qui per lunghi periodi. L’arte diffusa del parco toscano è il risultato di innumerevoli residenze di artisti che come Morris hanno visitato, studiato e amato questo luogo diventato, al momento della loro call da parte di Giuliano Gori, la piattaforma su cui creare un’opera. Quelle che oggi chiamiamo residenze d’artista, momenti sacrosanti e ambiti e fortemente istituzionalizzati, ben strutturati nel tempo e nei fini artistici, sono stati qui praticati con la misura dell’empatia che poteva nascere tra il luogo, gli artisti e Giuliano e Pina Gori, senza limitazioni nel tempo e nella creazione. Robert Morris concepisce nel 1982 il Labirinto, una delle opere più vistose, grandi, coinvolgenti di Celle. Un grosso parallelepipedo triangolare a fasce bicrome come le romaniche chiese toscane in marmo bianco e marmo verde di Prato, dentro cui entrare e perdersi, straniati dal dislivello del terreno che s’incontra in ogni tratto del suo percorso.

Due soli anni dopo qui in una piccola stanza della villa, che diviene anche il suo laboratorio, Robert Morris crea l’opera più scandalosa della sua produzione, Hypnerotomachia psychomachia, massicce cornici di ottone nero, scolpite con teschi ed oggetti apocalittici, con un gusto formale vagamente voluttuoso e fluttuante di inizio Novecento. Di nuovo tornerà in questa piccola stanza-laboratorio della villa nel 1993 completando l’opera. Nella piccola legnaia della villa nel 2000 crea un’istallazione, I caduti e i salvati che ha molto in comune con le dinamiche sensoriali del Labirinto. Otto orci in fibra di vetro che pendono dal soffitto, creando un percorso strutturato dai loro volumi e dalla pochissima luce che filtra nell’antico abitacolo agricolo. Residenze d’artista multiple, dilatate nel tempo, spesso in collaborazione. Claudio Parmiggiani e Robert Morris si conoscono a Celle, scelgono nel parco un canneto di bambù dove ambientare la loro Melancolia II, ispirato all’incisione di Durer. Siamo nel 2002, lontani temporalmente dal 1982 e ancora il parco accoglie nuove presenza d’arte, i tronchi di bambù accolgono così una grossa campana, una ruota, una sfera di marmo. Una melancolia contemporanea rivive a Celle. Parmiggiani l’anno prima aveva sistemato un cuore al centro di una sale all’ultimo piano della villa, Un’opera per Celle, un cuore immobile e imprigionato da quattro pungenti assi di metallo. Metallo, acciaio, ottone, bronzo, marmo, vetro sono i materiali che maggiormente abitano il verde ambiente di Celle, ma anche cromie accese e inaspettate colpiscono lo sguardo del visitatore. Arriva a Celle nel 2005 lo scultore francese Daniel Buren, celebre per la sua galleria di cerchi colorati realizzati per Monumenta 2012 al Grand Palais di Parigi e qui gioca ancora con campiture di colori molto accesi e con la trasparenza e il riflesso degli specchi per aumentare e diminuire i volumi delle sue quattro grandi stanze, sistemate su una radura seminascosta nell’attesa di sorprendere il visitatore.

C’è la sorpresa a Celle di poter scovare nel mezzo della vegetazioni forme e materiali contemporanei, figli della nostra era urbanizzata, ma anche la sorpresa di trovare opere realizzate solo con la natura stessa, i suoi elementi e le forme che essa stessa può offrirci. I Cerchi nel grano di Alain Sonfist sono questo. Anelli in successione narrano la storia del paesaggio urbano. Al centro dellopera circolare si trovano le piante autoctone toscane, protette da un anello di rami fusi in bronzo, poi un anello di alloro, poi di timo che nasce spontaneamente dall’alloro, poi un anello di galestro, la pietra ‘benedetta’ per la produzione vino toscano, infine ulivi e grano. Arte ambientale all’ennesima potenza, arte nuda che nasce magicamente solo dall’unione di idea e natura.

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