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Marcinelle 1956

«L’8 agosto 1956 a Marcinelle, in Belgio, una giornata come le altre inizia alla miniera di carbone del Bois du Cazier». È l’incipit della toccante graphic novel in bianco e nero Marcinelle 1956 (Diàbolo edizioni, 256 pagine, 15.95 euro), realizzata da Sergio Salma, classe 1960, che basata su fatti storici rende omaggio alla memoria dei 262 minatori morti quel giorno a Charleroi, dei quali 136 italiani (“mangia spaghetti”, come venivano etichettati). Gli uomini si erano appena calati – «è un lavoro di merda perché quando arriviamo in miniera al mattino, è ancora buio. E quando finiamo e usciamo dal buco, è già notte. È questa la vera miseria, non vedere mai la luce», si legge nell’albo – e l’estrazione aveva preso il via quando sulla piattaforma del piano 975, a causa di un malinteso, la gabbia si avvia prima del tempo mentre un vagone mal inserito oltrepassa uno degli scomparti filando via verso la superficie, acquistando rapidità e danneggiando due cavi elettrici ad alta tensione. Un lampo e poi, letteralmente, l’inferno: le fiamme avvolgono travi e strutture in legno e soltanto sette operai riescono a risalire in superficie accompagnati dalle prime volute di fumo nero e annunciando la tragedia che sta avvenendo. In “Marcinelle” l’autore – che, nato proprio a Charleroi, trascorre l’infanzia nei quartieri operai nati all’ombra della crescente industria mineraria belga e fin da adolescente sviluppa la passione per i fumetti – ricostruisce la vicenda umana di Pietro Bellofiore, un minatore italiano – «Pietro, sai cosa c’è che non va in questo lavoro? È un lavoro di merda perché quando arriviamo in miniera al mattino, è ancora buio. E quando finiamo e usciamo dal buco, è già notte. È questa la vera miseria. Non vedere la luce – raccontando al lettore i suoi ultimi sette mesi di vita. Il protagonista della graphic novel è un uomo che non teme la fatica, che ha deciso di rimanere a lavorare in Belgio anche per il bene della sua famiglia («mio figlio va a scuola qui. Siamo ben sistemati, abbiamo tutto»). Disilluso nei confronti del suo paese – «credi che l’Italia pensi a noi? Se n’è fregata, ci ha lasciati morire di fame. Ci ha fatti salire sui treni e ci ha mandati in questo inferno. Ci ha buttati e poi dimenticati, può andare a farsi fottere», è l’analisi spietata di Pietro – l’uomo non ha una vita semplice neppure tra le mura domestiche. Sposato e con un figlio, cerca qualcosa (qualcuno?) che non potrà mai avere. Al pari di una vita normale, e quell’urlo straziante – «c’è un incendio nel pozzo, bisogna risalire, al fuoco!» – è solo il preambolo di una tragedia tutt’oggi incancellabile.

Info: www.diaboloedizioni.it

 

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