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Il nome della rosa, 35 anni

Santi Moix è spontaneo e spigliato tanto quanto la sua arte, la sua facilità nel disegnare, e del colore poi, sono immediatamente riconoscibili: il tratto è veloce e ricco di raffinati riferimenti agli artisti del passato. Delacroix, Velàzquez, Picasso, Mirò, Pollock, sono solo alcuni dei nomi che l’hanno influenzato; ma non è solo l’arte ad influenzare il suo lavoro, Santi Moix attinge a piene mani dalla letteratura, o da suoi tipici topos, come il viaggio, viaggi della mente ma anche e soprattutto viaggi reali, come i numerosi che hanno accompagnato la sua carriera e favorito alcuni incontri quantomai fondamentali: da Parigi all’Africa, da New York all’Italia, da Warhol e Basquiat a Fellini. Così anche prendono forma i lavori dell’ultima personale in Catalogna, sua terra natia, che ruotano attorno al personaggio di Huckleberry Finn, figlio della penna di Mark Twain, così nuovamente troviamo l’artista alle prese con il filone letterario, attraverso un ciclo di lavori che celebrano il 35esimo compleanno de Il nome della rosa di Umberto Eco.

Santi Moix affronta la potenza di un intreccio narrativo complesso servendosi proprio della ricchezza di personaggi, di particolari descrittivi, rappresentati con una serenità e una spensieratezza quasi disarmanti in una serie di disegni ospitata, fino al 16 luglio, nelle sale del prestigioso Circolo dei Lettori di Torino, spazio espositivo che sottolinea al meglio il rapporto, legato a doppio filo, di Santi Moix con la letteratura. L’esposizione è a cura di Luca Beatrice, organizzata dalla Galleria M77 di Milano in collaborazione con la Paul Kasmin di New York, segno tangibile di un perfetto connubio tra l’Italia e l’arte d’oltreoceano.

 

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