De Beauvoir Crescent

“Il disegno diventa dipinto dal colore. La parte estetica, indipendentemente dalle leggi ottiche della luce e dei colori, è diretta soltanto sulla verità e bellezza del colorito, e deve guidare nella pratica, non già nell’intelletto, ma il sentimento e il giudizio dell’artista. Per imitare l’innumerabile varietà di colori della natura, il pittore non ha che tre colori primitivi: giallo, rosso e turchino, ai quali s’unisce il bianco per esprimere la luce e il nero per spiegare la privazione”. Peter Lichtenthal, Estetica ossia dottrina del bello e delle arti belleDe Beauvoir Crescent è il primo progetto personale presentato in Italia, e ospitato presso gli spazi della galleria T293, dell’artista americano Ethan Cook. Una serie di bassorilievi in vetroresina completamente bianchi accolgono lo spettatore in una dimensione onirica, costituita da un sentimento di purezza e di inaccessibilità ottica che ridefinisce lo spazio circostante. Cook inizia la sua carriera in seno alla pittura, durante il suo percorso espressivo comincia a sperimentare nuove tecniche legate alla matrice pittorica del suo lavoro ma che al medesimo tempo descrivono un’inedita fisionomia formale e stilistica.

Il corpus di opere selezionato per il progetto De Beauvoir Crescent trae ispirazione da una strada collocata nella zona est di Londra dove l’artista ha raccolto una serie di immagini fotografiche i cui soggetti iconografici sono divenuti i protagonisti delle opere: un pappagallo festante, due bambini intenti a giocare e a sorridere verso lo spettatore, una Maria Vergine monumentale che ricalca i bassorilievi dell’antichità. L’aspetto monocromatico del repertorio scultoreo presentato mette in rilievo la volontà di ricercare una connotazione classica, una compostezza nelle forme, un desiderio di abbandonare qualsiasi fuorviante orpello ornamentale. Purezza nei tratti e l’innovazione tecnica affidata alla nuova tecnologia delle stampanti 3d, antico e contemporaneo si fondono, tessono un’unica rete estetico – emozionale che afferisce ad un originale senso simbolico: il banale elevato a monumento, degno soggetto di un’opera dai connotati lirici e celebrativi. Cook riflette sulla società moderna, sulla mancanza di contenuti, sul vuoto culturale che germina nelle classi dominanti, una poetica dell’oggetto che ripercorre gli esperimenti dell’avanguardia d’inizio Novecento ma che confluisce oggi verso un dialogo che reca in sé i segni di una assenza d’identità collettiva.

Fino al 17 luglio, galleria T293, via G.M. Crescimbeni 11, Roma; info: www.t293.it

 

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