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Locus Sonus, Simone Bertugno

È un’installazione complessa quella che l’artista Simone Bertugno crea appositamente per la Casa delle Letterature nella personale Locus Sonus, a cura di Paolo Aita, realizzata in occasione dell’evento La grande illusione che celebra i quindici anni del centro dedicato alla letteratura italiana e straniera del ‘900 e del nuovo millennio, anche spazio culturale ed espositivo. Tredici sculture sonore in ceramica si integrano perfettamente nel giardino della casa dialogando con l’architettura borrominiana. È un lavoro site specific che si ispira alle caratteristiche del luogo in risonanza con la sensibilità di Bertugno. Il bianco del marmo e il colore del cotto, che richiamano i muri perimetrali del cortile, sono le cromie utilizzate per tali opere composte da forme barocche e flauti che emettono suoni. Ogni ora i flauti emettono suoni diversi, in contemporanea, a più riprese e per nove ore, cioè il tempo in cui la Casa delle Letterature rimane aperta al pubblico. Alla nona ora vengono riunite le melodie delle varie sculture che suonano insieme tutto ciò che si è sentito precedentemente realizzando un concerto polivalente.

È uno scandire il tempo che poeticamente si sostituisce all’orologio del luogo, rotto da molto tempo. Queste situazioni uditive acquisiscono anche un valore cromatico e tridimensionale nel rapporto fra pieno e vuoto, nella profondità di riflessione sul significato della musicalità e del sonoro che può assurgere a opera d’arte creando un’atmosfera da fiaba mista al coinvolgimento dei sensi. È l’esempio di come si possa trasformare un suono in valore tattile e scultoreo al di là e contemporaneamente alla presenza di sculture vere e proprie. Insieme a ciò, e in un work in progress che coinvolge interventi di altri artisti, saranno rese sonore anche alcune vetrate che affacciano sul cortile: emetteranno il rumore dello sfogliare di un libro, un rumore cui noi non facciamo caso quando leggiamo, ma che accompagna i nostri momenti di intimità con il libro. Così l’artista si immedesima nel genius loci della Casa delle Letterature.

Si percepisce come Bertugno sia rimasto coerente con se stesso, è impegnato su più fronti dall’attività artistica e scultorea all’attività di musicista e compositore, ha quindi interpretato con delicatezza ed efficacia uno spazio naturale ed architettonico attraverso un’installazione che vi si inserisce perfettamente. Dal testo critico del curatore Aita: ”Allo stesso modo nell’opera di Bertugno musica e arte sono fuse, e l’atto generativo è sia nella proposta di oggetti che possiamo vedere e udire, quindi formalmente più che definiti, sia nel concepirli come aperti, dunque da finire e rifinire con l’uso che se ne propone. Le forme che li sottendono sono le più vicine alla natura. Bertugno è un artista contemporaneo anche perché non si fa illusioni: l’estetica è morta, e se continuiamo a occuparcene lo facciamo perché vogliamo conoscere meglio il codice formativo della natura, a esso somigliare e appartenere, per far parte della bellezza universale. Ma la bellezza in queste opere è residuale, non frontale, ovvero non è ricercata come risultato, ma è trovata perché ad essa ci si affida, con una pratica lunga millenni, per trovare i migliori ricettacoli dell’umano”.

Fino al 31 dicembre, Casa delle letterature, piazza dell’Orologio 3, Roma; info: www.casadelleletterature.it 

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