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Sorrentino, Youth

È uscito ieri nelle sale cinematografiche, e la mattina è stato presentato a Cannes, il film di Paolo Sorrentino: Youth, o, semplicemente, Giovinezza. In Italia è subito primo al box office con 190.475 euro per 441 schermi. Il lavoro ha diviso critica e pubblico nell’eterno dibattito fra forma e sostanza che ogni volta sembra essere messo in gioco con il regista. Vi presentiamo una selezione di quello che è stato scritto, in particolare, dalla stampa straniera sul nuovo lavoro del premio Oscar che ben rappresenta le oscillazioni di giudizio sul film:

Le Monde: dopo il lusso dissoluto della Grande bellezza, non ci si deve meravigliare che Paolo Sorrentino abbia scelto un hotel fuori classe per il suo nuovo film. Il regista italiano ama troppo ciò che brilla, le decorazioni, i costumi, le prove, il casting, per scegliere delle noiose case popolari. Bisogna accecarlo proprio per la sua attrazione irresistibile per l’immagine insolita, per il contropiede che non ha altre ragioni che far perdere la testa, per un attimo, allo spettatore.

Les inrocks: viaggi magnifici, inquadrature impossibili, musica d’opera, immagini forti, l’italiano moltiplica la sua spavalderia e trasforma i suoi virtuosismi pubblicitari in cattedrali, unisce in un gesto informe i sogni di Terrence Malick e di Ulrich Seidl, ai quali aggiunge una sorta di sfacciataggine provocatoria. Che il festival di Cannes ogni anno o quasi gli offra l’onore di partecipare è grave per non dire assolutamente inquietante.

The guardian: il nuovo film di Paolo Sorrentino ambientato in un sanatorio svizzero è una distrazione, un lavoro minore che ottimizzato da idee e immagini divertenti risulta come sempre elegante. Ci sono brillanti inquadrature caratteristiche del regista come superbe impicchiate di camera, volti grotteschi e prospettive angolari che rendono il film sempre guardabile. Il lavoro ha una pallida eloquenza ed eleganza, carico di sentimentalismo, innecessarie stranezze e poco interessanti rimpianti di una vecchiaia tutta al maschile sul tempo andato, i film perduti, gli amori persi e tutte le belle donne con cui non si è mai andato a letto. Il titolo ha dei richiami letterari a Conrad e Tolstoj, ma qui la giovinezza evocata è per lo più dalle giovani donne e dei giovani corpi di donne: un fascino intramontabile anche per gli uomini che invecchiano.

El paìs: Ci sono registi con uno stile visivo che chiunque riconoscerebbe a prima vista, senza bisogno di leggere il nome o aspettare i titoli di coda. Hitchcock è stato in passato il maggior rappresentante di questo tipo di virtuosismo. Lo è attualmente Martin Scorsese. E anche il regista italiano Paolo Sorrentino. Il suo linguaggio e la sua narrativa affascinano e lasciano traccia. Di sicuro questa forma di esprimersi, questo tipo di riprese sfarzose, risulterebbero fini a se stesse se il contenuto fosse debole o falso. Ma nel cinema di Sorrentino le immagini e i suoni sono al servizio di un mondo appassionante. Deluso dalla prima di Cannes della Grande Bellezza (di cui mi sono innamorato solo successivamente) sono andato questa volta alla prima di Youth rilassato e con molte aspettative. Non sono rimasto deluso. Sono rimasto colpito dall’inizio alla fine, è un film brillante ed emozionante, fatto di personaggi che provocano risa ma anche inquietudine anche se la riflessione fondamentale, alla base è tragica.

Die Zeit: Se La Grande Bellezza era la rappresentazione di un festival esaltato, questo nuovo film simboleggia la disintossicazione. Si vede meno Fellini e più Visconti. C’è meno Dolce Vita a Roma, si avverte di più l’atmosfera di una cura a Davos. Tuttavia Sorrentino continua a dividere la critica. C’è chi gli rimprovera di avere reso in maniera troppo artificiale e superficiale questa condizione della vecchiaia. Una posizione completamente opposta a quella di chi, al contrario, ritiene che il regista disegni la terza età con un profondo e tenero carico di emozione.

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