Arte in Indonesia

Esiste veramente una cosa chiamata arte contemporanea indonesiana? È la domanda che Maria Savarese ha posto a Naima Morelli, autrice del libro Arte contemporanea in Indonesia, un’introduzione, martedì 28 aprile al Palazzo delle arti di Napoli. Il libro è un’introduzione all’arte contemporanea indonesiana, espressione artistica che attualmente occupa un posto di rilievo nella scena artistica internazionale, sia dal punto di vista della proposta culturale che del mercato. L’autrice guida il lettore nei luoghi dell’arte contemporanea a Yogyakarta, Giacarta, Bandung e Bali, collocandosi nella dialettica tra globale e locale e analizzando come in Indonesia il contesto culturale, artistico, politico e sociale abbia influenzato quattro generazioni di artisti.

L’Indonesia ha dimostrato di occupare un posto di rilievo nella scena artistica emergente, sia dal punto di vista della proposta culturale che del mercato. Tra il 2011 e il 2013 più di quaranta mostre sono state dedicate nel mondo all’Arte Contemporanea Indonesiana, in musei e gallerie di grande prestigio, tra cui la Saatchi Gallery di Londra, il Macro di Roma, la National Gallery of Victoria di Melbourne e L’Espace Culturel Louis Vuitton di Parigi.

Il volume è diviso in due parti: nella prima i convenzionali parametri di valutazione critica occidentale vengono ridiscussi nella loro applicazione all’arte contemporanea nel Sud-Est Asiatico. Un’analisi culturale sintetica ma completa si sostituisce le aspettative di stereotipo e il pericolo dell’esotismo al quale si potrebbe incorrere parlando di arte contemporanea in Indonesia. Nella seconda si esamina l’origine e lo sviluppo dell’arte contemporanea in relazione al contesto. La prima generazione presa in considerazione, operante negli anni ’40 a cavallo dell’Indipendenza indonesiana, concepisce l’arte come strumento di formazione di un’identità nazionale in un clima postcoloniale. La seconda generazione di artisti è ancora politicizzata: l’arte negli anni della dittatura di Suharto costituisce uno strumento di lotta sociale contro il potere. La terza generazione, quella post-Suharto, lavora in un clima di rinnovata libertà.

Nel 2000 l’arte comincia a germogliare assumendo il ruolo di aggregazione delle comunità. L’ultima è meno impegnata in temi politici e sociali, essendo più interessata ad una presenza nel mercato. Nell’epilogo, Naima si riallaccia al discorso introduttivo sulla località e la globalità, considerando l’approccio degli artisti espatriati (in particolar modo a Bali) e gli artisti indonesiani che hanno scelto di lavorare all’estero, valutando in entrambi i casi l’incidenza del contesto culturale indonesiano. Ogni passaggio concettuale è accompagnato dall’evidenza di alcune opere selezionate, dalle testimonianze degli artisti indonesiani, e dall’opinione di studiosi, critici e personaggi del mondo dell’arte specializzati nell’Indonesia e del Sud Est Asiatico e dall’esperienza personale dell’autrice in Indonesia. Alla presentazione, patrocinata dal Consolato d’Indonesia a Napoli ed introdotta dalla curatrice Maria Savarese, parteciperanno Matteo Basilè, Antonia Soriente, docente di Lingue e Letteratura Indonesiana all’Università L’Orientale di Napoli, Valentina Levy, curatrice e storica dell’arte asiatica e Vincenzo Montella, direttore del centro d’arte e cultura Il Ramo d’oro.

Info: www.naimamorelli.com/arteindonesia

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