Eventi

Elaine Sturtevant

Secondo Gilles Deleuze: “La ripetizione non è la generalità. La ripetizione come comportamento e come punto di vista concerne una singolarità impermutabile, insostituibile”. È innanzitutto questo, Elaine Sturtevant. La tangenzialità tra la sua pratica artistica e la riflessione deleuziana è forte. E ancora da Differenza e ripetizione di Deleuze: “Fare della ripetizione stessa qualcosa di nuovo; legarla a una prova, a una selezione, a una prova selettiva, porla come oggetto supremo della volontà e della libertà. Si tratta di fare della ripetizione come tale una novità, vale a dire una libertà e un compito della libertà”. Pionieristica nella tecnica e nell’ideologia, Sturtevant libera deleuzianamente la ripetizione artistica da ogni gogna ontologica ed epistemologica, giungendo, attraverso una volontà, all’autodefinizione di un’originalità, che rivendica autonomia. Le ripetizioni di Sturtevant scandagliano non a caso l’essenza di opere d’arte divenute iconiche, Warhol, Beuys, Johns e Oldenburg, tra gli altri, cercano di sondarne il mistero, di svelarne il potere silenzioso, centralizzando il pensiero sull’arte prima ancora che l’arte stessa. Una radicalità dalle matrici profondamente filosofiche, di quella filosofia della differenza del XX secolo, tra cui Foucault e ancora Deleuze, mediante le quali estremizza le logiche seriali e macchiniche tipicamente warholiane e rispolvera il perturbante che è nella rivoluzione duchampiana.

Sturtevant mette in scacco anche le conquiste benjaminiane sui territori auratici dell’unicità e dell’originalità, proponendo un superamento del concetto di copyright, considerato medievale, e dal ’64 si innesta energicamente su un sentiero di anticipazione nelle pratiche del digitale. Certo, l’atmosfera è surreale all’interno delle diciassette sale del Madre di Napoli, primo palcoscenico istituzionale italiano per una personale, ma il Nudo che scende le scale e la Fresh Widow duchampiani, i Flowers, la Marilyn e i Silver Pillows warholiani, la Rivoluzione siamo noi e le azioni performative di Beuys, gli Store Objects di Oldenburg, le bandiere e i numeri di Johns, mutano poco o nulla nell’oggetto che Sturtevant ripete, ma, per dirla alla Hume, mutano qualcosa nello spirito che li contempla. La mostra partenopea che, s’è tenuto a precisare, non è una retrospettiva ma il frutto di alcune delle ultime volontà dell’artista stessa, dedica un’attenzione particolare alla produzione video-installativa degli ultimi quindici anni. The Dark Threat of Absence/Fragmented and Sliced, Elastic Tango, Dilinger Running Series, Vertical Monad, sono altrettanto testimoni di un trasversalità seminale della pratica di un’artista, osteggiata nei primi anni di attività, ma alla quale oggi si riconosce a livello internazionale una essenzialità e un’importanza non indifferenti, come provano il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 2011 e le mostre allestite da importanti istituzioni museali nel mondo (Moma di New York, Moca di Los Angeles, MMK di Francoforte).

Fino al 21 settembre, Madre, Napoli, terzo piano; info: www.madrenapoli.it

Commenti