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Expo 2015, si comincia

Ne sono passati di anni, 164 per la precisione, dalla prima edizione dell’Esposizione Universale, tenutasi a Londra nel 1851, all’interno della splendida costruzione vittoriana che tutti ricordiamo come il Crystal Palace. Allora non c’erano stati ritardi, gare d’appalto truccate: la struttura di ferro e vetro fu progettata in soli dieci giorni ed eretta in quattro mesi secondo un regolare concorso. Una volta pronta per mettere in mostra le ultime innovazioni tecniche e scientifiche fu aperta al pubblico con orgoglio dalla Regina Vittoria. Lo stesso, forse, non potrà fare oggi alle 12:00 Matteo Renzi, arrivato ieri sera a Milano giusto in tempo per l’inaugurazione del Silos di Giorgio Armani. Le dichiarazioni di quest’ultimo sembrerebbero essere state illuminanti per il premier, che ieri ha comunicato alla stampa: «Armani ha detto una cosa meravigliosa, che questo evento è come una scintilla. La scommessa è quella di far ripartire l’Italia – e rassicura – Ho visitato il sito ed è tutto pronto per domani».

E così è stato, più o meno. I primi visitatori si sono presentati all’ingresso già alle 10:00 di stamattina ed è tutto pronto per la cerimonia del taglio del nastro che riunirà una ventina tra Capi di Stato e di Governo internazionali. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non potrà essere presente ma manda il suo messaggio di fiducia e positività in un’intervista al Corriere della Sera: «L’Expo sia un punto di svolta, oggi parte un nuovo ciclo. Non ho mai avuto dubbi sulla capacità dell’Italia per ripartire». Ma la sfida non è soltanto questa, è anche far fede alla missione centrale della manifestazione: Nutrire il pianeta. Per sei mesi questa vetrina mondiale dell’alimentazione sarà sotto gli occhi di tutti. Oltre 140 i paesi partecipanti e 80 i padiglioni terminati contro ogni stima prevista. «Oggi con grande soddisfazione – scrive Renzi su Facebook – possiamo dire che la scommessa Expo è vinta, i Padiglioni sono bellissimi». Un miracolo? Forse. In realtà i lavori sprint di Expo sembrano un po’ le pulizie di casa fatte poco prima dell’arrivo di un ospite; meglio non andare a esplorare a fondo nei cassetti e negli armadi, si potrebbero avere brutte sorprese. Difatti molte sono le iniziative posticipate, gli uffici e l’auditorium di Palazzo Italia saranno pronti fra un paio di settimane e i punti vendita apriranno il 18. Senza contare il clima non propriamente festoso con cui è stata accolta Expo: a riprova di ciò i cortei di protesta dei giorni scorsi a Milano, durante i quali i manifestanti hanno affisso uno striscione con su scritto: Grande evento uguale grande bufala. No Expo: un altro mondo è possibile.

Comunque, cercando di guardare le cose dal verso giusto, speriamo che Expo possa essere, oltre che una fiera delle vanità, anche un vero punto di ripresa, nel segno di quel messaggio positivo che recita il suo titolo. Importanti in questo senso le parole di Papa Francesco, in collegamento con Expo e la prima tappa simbolica di Renzi al padiglione del Nepal, per omaggiare le vittime del terremoto. Sarà solo tra qualche giorno, tuttavia, che si potrà fare un primo bilancio e rispondere alla domanda che molti si pongono da tempo: servirà a qualcosa questa Expo? Chissà cosa direbbe la Regina Vittoria.

 

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