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Come un gioco da bambini

Come un gioco da bambini è il titolo dell’installazione che Daniel Buren ha pensato, in collaborazione con l’architetto Patrick Bouchain, per il Madre di Napoli. L’opera è  visitabile fino al 31 agosto nella sala Re_pubblica Madre al piano terra dell’istituzione partenopea. Rappresenta il primo di una serie di episodi che vedranno protagonista l’artista francese all’interno del museo diretto da Andrea Viliani: «Siamo onorati oltre che felicissimi di ospitare a Napoli un artista del calibro di Buren». L’importanza del rapporto tra opera e contesto espositivo, sempre intenso nella traiettoria operativa dell’artista, colloca Buren in un sentiero delicato dell’arte contemporanea e il progetto in mostra ne prova la continuità di pensiero e di azione.

La mostra a cura di Viliani ed Eugenio Viola, è la costruzione di uno spazio fatto di geometrie di ispirazione fröbeliana collocate simmetricamente, la successione di moduli lignei bianchi che si ripetono coloratissimi più avanti (archi, torri cilindriche, basamenti quadrati, timpani triangolari), la creazione di un mondo alterato nelle dimensioni e nella percezione. L’opera è autografata: cerchi ipnotici rivelano le consuete ed emblematiche bande di 8,7 centimetri, alternativamente bianche e nere (in questa occasione). Assume un ruolo centrale quella dimensione giocosa che, già dalla titolazione evidentemente indirizzante, trasforma un ambiente istituzionale in un giardino d’infanzia, quella stessa componente ludica che Dorfles ritenne necessaria per l’arte e per tutte le più elevate manifestazioni dell’uomo negli stessi anni in cui Buren inaugurava il suo tracciato di riflessioni e ripensamenti degli spazi espositivi pubblici e privati.

Infiltrato a Berna in occasione della più grande frattura scomposta della storia delle mostre d’arte contemporanea, When Attitudes Become Form (Kunsthalle 1969), protagonista della rumorosa Documenta V (Kassel 1972), Buren è stato tra gli araldi più dinamici dell’institutional critique e rappresenta ancora oggi un esempio di vivida persistenza di una pratica artistica e di un pensiero fortemente connotato. «Ho conosciuto Napoli ai tempi di Lucio Amelio e ogni volta che ritorno ho sempre la sensazione che sia una delle città più belle del mondo, certo difficile, ma bellissima» ha affermato l’artista francese in occasione della presentazione alla stampa.

Fino al  31 agosto; Madre, via Luigi Settembrini 79, Napoli; info: www.madrenapoli.it

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