Due punti e a capo - Interventi

Un successo Conversation Piece della Fondazione Memmo

Anna (d’Amelio Carbone) e Fabiana (Marenghi Vaselli Bond) hanno fatto centro. Ne ho avuto prova definitiva partecipando all’opening della loro Conversation Piece – Part 1, una collettiva ospitata nelle scuderie di Palazzo Ruspoli, magione di famiglia. Intendiamoci, che il loro progetto, avviato nel 2012 e volto a dare vita ad una sezione di arte contemporanea della Fondazione Memmo, fosse una felice intuizione lo sapevo sin da principio. A vent’anni dalla nascita della fondazione voluta da Roberto Memmo era giusto quanto inevitabile che le giovani eredi si dedicassero al contemporaneo. Quello che non era scontato era la qualità delle produzioni e degli intereventi culturali che Anna & Fabiana fossero riuscite a mettere in campo, perché, come è noto, avere spazi e mezzi non è una garanzia automatica di successo. Invece queste due rampolle hanno progettato, pianificato e realizzato come meglio non avrebbero potuto. Il nuovo percorso è stato avviato nel 2012 con una personale di Sara VanDerBeek, poi è stata la volta di Sterling Ruby, quindi Shannon Ebner. A consacrare questo percorso virtuoso è arrivata Conversation Piece, curata da Marcello Smarrelli, che è la prima di una serie di mostre dedicate ad artisti italiani e stranieri che hanno deciso di svolgere una residenza a Roma, in maniera autonoma o ospiti di fondazioni, istituti di cultura o borsisti alle Accademie straniere. Il riadattamento delle scuderie e l’allestimento della mostra hanno reso onore alla qualità dei lavori di una sfilza di giovani talenti: Francesca Grilli, Josephine Halvorson, Rowena Harris, Isabell Heimerdinger, Thomas Hutton, Corin Hewitt, Tobias Kaspar, Jonathan Monk, Anna-Bella Papp, Eddie Peake, Calixto Ramírez, Su-Mei Tse. Era tempo che a Roma non si vedeva una iniziativa privata di questo valore. Era ora che qualcuno cominciasse a fare un lavoro serio sui giovani.

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