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Gli scatti virtuali di Overweg

Robert Overweg girovaga nelle periferie di un mondo inesistente, immortalando ambienti surreali e, paradossalmente, anche i limiti della nostra mente che pur sapendo di rapportarsi a luoghi virtuali, cerca di focalizzarsi sempre su ciò che conosce; nelle immagini di Overweg si arriva a punti di vista estremi della città (come in Chicago e New York in Mafia 2, ad esempio), catturando la bellezza negli spazi vuoti e di vedute irreali grazie alla creazione dei glitches. I game designers elevano intenzionalmente il livello del gioco con effetti speciali, mentre Overweg riporta la grafica del gioco al livello iniziale. Attraverso il comando noclip, o altre impostazioni simili, il giocatore si slega dalle regole fisiche, di gravità e di consistenza del mondo virtuale scoprendo tipici non-luoghi calviniani; questa interazione semiotica visiva permette di abbandonare il contesto di gioco completamente e di tornare al limite estremo della mappa come disegnata dai grafici, trasportandoci nella stessa dimensione di un set cinematografico holliwoodiano o di Cinecittà di molti anni fa, quando era composto solo dall’impalcatura della facciata del palazzo. Per un’esposizione del 2010, infatti, ha costruito una casa che chi gioca a Left 4 Dead 2 potrà riconoscere: come nel mondo virtuale, anche nella sua istallazione, la casa ha solo una facciata, quella frontale, sottolineando quanto le cose del mondo dei videogiochi, per quanto realizzati in maniera impeccabile, nel mondo reale non si traducono mai alla perfezione.

Cosa spinge un giocatore/artista a immortalare glitches? Se Overweg pensa che il mondo virtuale sia uno spazio pubblico in cui la società contemporanea trascorre il proprio tempo, non è difficile individuarne il motivo. Overweg percepisce il mondo virtuale come una diretta estensione del nostro mondo fisico, copie della realtà in cui viviamo; scoprendo di poter trasmettere delle emozioni, il fotografo arriva al confine tra il mondo virtuale e la fisica che lo regola passando dal giorno alla notte nel giro di 20 minuti. Le New prospectives sono una serie di immagini scattate dalle nuove possibilità che il mondo virtuale offre: galleggiando nell’acqua, ad esempio, riesce a scattare foto al mondo deformato come se si trovasse immerso, senza conseguenze per la macchina fotografica; le nuove prospettive che riesce a individuare danno vita a foto astratte e surreali, di nuovo, al confine fra la realtà e il mondo virtuale. Glitches, invece, è un vero e proprio esperimento sui problemi tecnici del gioco che danno la possibilità di avere uno sguardo sulla realtà virtuale paradossale ed emblematica al tempo stesso. Mentre The end of the virtual world sono una serie di fotografie che mostrano la fine del mondo virtuale: in un mondo irreale si vivono esperienze reali, ma improvvisamente tutto questo finisce, lasciandoci su una strada verso il nulla. Con queste accezioni e profonde ricerche concettuali e visive, la fotografia diventa molto più di un’immagine di un gioco, diventa una nuova rappresentazione artistica di quel vuoto, di quella sensazione di sospeso dei quadri di Magritte. E se credete che stia esagerando, rimarrete sbalorditi dal sapere che sta per inaugurare ad aprile una mostra dedicata alla sua serie di foto Flying and Floating al Centre Pompidou di Parigi, un’esposizione dedicata alla percezione delle esperienze di vita, alla combinazione delle nostre sensazioni drammatiche e degli artefatti della cultura popolare.

Info: www.shotbyrobert.com, www.gamescenes.org

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