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David Douard, la personale

Trentadue anni, di base a Parigi, David Douard arriva in Italia con la sua prima mostra personale. La sua arte è ibrida, teorica, soggettiva. Il messaggio incerto, proprio come il suo lavoro ambiguo e sospeso. Per Cura/Basement l’artista francese presenta una scultura site-specific, una figura antropomorfa appesa al soffitto di cui si scorgono soltanto le gambe. Il rimando alla forma di una gonna svela forse il sesso del soggetto, ma il resto dell’opera non palesa altro. Nemmeno il movimento è definito, non è chiaro se le gambe stiano scendendo o saltando, quasi in bilico tra la vita e la morte. Nella visione dell’artista l’intero lavoro richiama il fenomeno del suicidio, soprattutto quello che avviene in età adolescenziale, periodo in cui l’indefinibile può tradursi in un gesto estremo. Ma la scultura non manifesta quest’idea, al contrario lascia un senso di incertezza. Forse la figura sta cadendo ed è a un passo dall’impatto, oppure è stata colta in uno slancio e immortalata all’apice della sua parabola.

Sulla pianta dei piedi a mezz’aria appaiono distintamente due lettere, SO. La sillaba, che dà anche il nome alla mostra, è impressa a caratteri arancio e vuole indicare un senso di continuità, proprio come la congiunzione che rappresenta. In inglese SO è generalmente usato per iniziare una frase, come esordio nell’espressione di un’idea, il più comune preludio della locuzione. Ma è anche un avverbio rafforzativo, utilizzato al fine di intensificare un concetto. Allo stesso tempo le due lettere possono costituire un intercalare che ritmicamente scandisce i passaggi nella formulazione e comunicazione di un pensiero. La consequenzialità del linguaggio è usata come metafora di una rappresentazione mentale in continuo divenire e per questo difficilmente definibile. Il tentativo di Douard conferma il suo interesse per la commistione di mezzi comunicativi, sempre orientati alla restituzione di un’immagine, lavorando su antitesi e confini destinati a intersecarsi. Se SO in italiano è la prima persona del verbo sapere, l’artista di certo non dà questo messaggio. Il dubbio che insinua Douard si arresta nella sua stessa indeterminatezza. La mostra è parte di un progetto più ampio che vede il lancio del primo artist’s book di David Douard pubblicato e prodotto da cura.books, previsto per il prossimo aprile.

Dal 18 marzo al 20 aprile 2015; Cura./Basement, via Ricciotti 4, Roma; info: www.curamagazine.com

 

 

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