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Modì e la Bohème di Parigi

L’estrema sintonia che lega, da sempre, la città di Torino alla Francia e quindi a Parigi, negli ultimi anni si è manifestata in maniera più palese in ambito culturale e, soprattutto, artistico. Dopo le grandi mostre dedicate ai maestri impressionisti Degas e Renoir, a cui si aggiungerà Monet a partire dal prossimo settembre, con opere provenienti dalla collezione del Museo d’Orsay, tocca a un’altra grande istituzione museale parigina, il Centre Pompidou, presentare una ricca rappresentanza di suoi capolavori raggruppati sotto il titolo di Modigliani e la Bohème di Parigi. Inaugurata il 13 marzo alla Gam, nuovamente scelta come scenario per rinnovare l’affinità elettiva tra le due città, la mostra, che trova il suo fulcro nella figura del genio livornese Amedeo Modigliani, artista bohémien per eccellenza, è un’occasione unica per gli amanti dell’arte intesa nella sua accezione più romantica per approfondire la conoscenza di un periodo storico e un movimento artistico apparentemente reazionario cha a Parigi trovarono il loro epicentro. Attraverso una collezione di 90 opere, di cui un terzo di Modigliani, tra dipinti, disegni e sculture, la mostra tratteggia una biografia per immagini dell’artista suddivisa in cinque capitoli, in cui la vita privata e le amicizie strette con altri nomi importanti della scena artistica della Parigi dei primi decenni del Novecento (Utrillo, Soutine e Brancusi, tra gli altri), si intrecciano con la storia dell’arte e, in particolare, con uno dei suoi movimenti avanguardistici più noti: il cubismo, di cui Modigliani rifiutava qualsiasi assunto, pur manifestando un’innegabile affinità ad esso nei suoi ritratti sempre più asciutti ed essenziali.

Un percorso tortuoso conduce il visitatore in una Parigi sconvolta dalla rivoluzione artistica del cubismo, mostrandone efficacemente due anime ben distinte, seppur coeve: quella della scena della Bohème, composta di artisti dediti alla sacralità del ritratto o al paesaggismo di derivazione impressionista (Chagall, Pascin, Van Dongen, Kisling), anticipatori inconsapevoli del Ritorno all’odine degli anni Trenta, e quella degli avventurosi cubisti guidati da Picasso, Gris e Sauvage, affascinanti dall’innovazione estetica incominciata da Cézanne al Salon d’Automne del 1907 e ammaliati dalla sinteticità dell’arte africana e khmer esposte al museo etnografico del Palais du Trocadéro. Più apertamente affine ai primi, ma troppo acuto per non risentire dell’influenza dei secondi e per farla parte integrante del proprio linguaggio pittorico, Modigliani è l’artista che meglio di chiunque altro rappresenta quel periodo storico in cui arte e vita si affiancavano a tal punto da coincidere. Come scrive Jean-Michel Bouhours, curatore della mostra e delle collezioni d’arte moderna del Centre Pompidou, nel testo critico che introduce il catalogo della mostra, edito da Skira: «l’arista nato a Livorno e adottato a Parigi aveva la capacità assolutamente unica di far agire in simultanea – come farebbe un organista con i tasti e i registri dello strumento – tutti i geni culturali e artistici che gli erano propri».

Fino al 19 luglio, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Via Magenta, Torino; Info: www.modiglianitorino.it

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