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Un dialogo mancato

Ha inaugurato, negli spazi milanesi della galleria Montrasio Arte, la doppia personale dedicata a Joseph Beuys (Krefeld, 1921 – Düsseldorf 1986) e a Salvatore Scarpitta (New York 1921 – 2007) curata da Luigi Sansone. A essere esposte, in questa occasione, non solo le opere d’arte dei due maestri del Novecento, ma le grandi storie che li accomunano. Un’ampia selezione di lavori, un interessante corredo documentaristico e un dialogo appassionato e appassionante tra i due protagonisti della mostra.

Di Beuys, figura emblematica dell’arte contemporanea, pochi non ne conoscono la storia, gli ideali e le utopie. Arruolatosi nell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, fu protagonista di un tragico incidente in Crimea, che ne segnò per sempre l’esistenza. Le cure semplici della popolazione locale (feltro e grasso animale) furono la sua unica ancora di salvezza. Da quel momento in poi tutto cambiò. Ben presto fu definito artista sciamano e iniziò a concepire l’arte come veicolo di sensibilizzazione sociale e politica. Si avvicinò all’antroposofia Steineriana e fu uno dei membri portanti del gruppo Fluxus, lavorò con numerosi artisti e curatori senza mai tralasciare il dialogo con gli studenti e con il pubblico. Celebre fu il suo Ufficio per la democrazia diretta organizzato in occasione di documenta 5, per il quale rimase 100 giorni a dialogare con il suo pubblico di ascoltatori.

Scarpitta è nato e cresciuto negli Stati Uniti, ma ha origini italiane; quelle origini italiane che lo portarono a sorridere alla vita. Nel 1936 si trasferì a Roma dove studiò all’Accademia di belle Arti ed entrò ben presto in contatto con Plinio De Martiis, celebre fondatore della Galleria La Tartaruga. Dopo alcune mostre nella capitale italiana, Scarpitta venne subito notato da Leo Castelli che, portandolo a New York, ne consacrò la fama oltreoceano. Anche lui con un passato difficile, attivo nella resistenza e più volte costretto a stare lontano dalla sua famiglia, fece della sua arte un simbolo di speranza per il futuro. Non volle mai raccontare la tragedia, come afferma in un’intervista rilasciata a Carla Lonzi, ma volle innanzitutto trasmettere speranza e positività. Le sue enormi tele fasciate non sono solo il simbolo di una ferita, ma soprattutto quello di una rinascita, come quelle bende che avvolgono i bambini appena nati. Con questo stesso spirito impostò la sua vita, dedicandosi all’amore per la famiglia e per gli amici, all’attenzione per la natura e soprattutto alla sua grande passione automobilistica.

Le affinità tra i due artisti sono molteplici: dalla semplice matericità delle loro opere, passando per il simbolismo che spesso li trovò a riflettere sulle stesse forme e sulle stesse tematiche, fino a giungere alla comune passione per la natura e per la condivisione. Quella dedicata a Beuys e a Scarpitta è una di quelle mostre che ha il merito di spostare l’esperienza percettiva del visitatore dalla dimensione spaziale a quella temporale.

Dall’11 Febbraio al 3 Aprile;  Montrasio Arte, via di Porta Tenaglia 1, Milano; info: www.montrasioarte.it

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