Hiroshi Sugimoto, Stop time

Provate a immaginare un soggetto perfetto da fotografare, come una distesa di montagne innevate, un paesaggio incontaminato abitato soltanto da uccelli immobili sui rami degli alberi. Quello di Hiroshi Sugimoto risulterebbe un bellissimo scenario naturalistico, se non fosse che è completamente posticcio. Si resta quasi delusi infatti nello scoprire che la sua serie Dioramas è l’esatto opposto della realtà: un tromp l’oeil fotografico architettato per quasi quarant’anni nelle sale dei più importanti musei di storia naturale degli Stati Uniti. A suggerirne la finzione, lo stesso titolo: un diorama è la riproduzione tridimensionale di uno scenario che cerca di trasmettere, quanto più possibile, l’illusione della realtà. Sugimoto, nato in Giappone nel 1948, una volta arrivato a New York nel 1976, scopre che i paesaggi naturali ricostruiti a scopo didattico nelle sale dei musei appaiono molto più reali se osservati attraverso l’obiettivo fotografico: lo spectrum fotografico è più vicino al vero di quello di un diorama. Tuttavia l’immagine che ne risulta non concede spazio al pathos, siamo lontani dalla poesia delle montagne di Hokusai, dai boschi di Thoreau e dalla potenza sublime degli sconfinati paesaggi romantici. Ci troviamo piuttosto nell’ambito di un’iperrealtà impassibile, fredda quanto i luoghi che ritrae ma che ha la forza di annullare la distinzione tra realtà e finzione. Solo allontanandosi dalla presunzione di svelare il trucco celato dietro agli scatti si può arrivare a capire che si tratta di vere e proprie illusioni in bianco e nero. Foro Boario, Modena, dall’8 marzo al 7 giugno 2015, info: www.fondazionefotografia.org.

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