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Se l’acciaio diventa umano

«Le forze opposte sono parte integrante dei miei lavori, soprattutto quando utilizzo forme organiche all’interno di elementi geometrici. Queste forze opposte danno dinamica alle sculture grazie ad un dialogo interno. Sono parte integrante della nostra vita immersa in paesaggi urbani dove la geometria domina e risponde alle tensioni tra materiale esperienziale e astrazione, tra pensiero concettuale e tra estremi come il caos e l’ordine, il cambiamento e il regime. Come artista, naturalmente, le mie energie fluiscono da e verso le forze che superano qualsiasi analisi del sistema imposto. E sempre, queste forze, sono inseparabili dai materiali che utilizzo: pietra, ferro, erba, alberi, rappresentano i contorni di uno strato geologico». La tensione della materia lega indissolubilmente i lavori di Beverly Pepper a un linguaggio formale che riflette l’essenza di una ricerca votata a educare la potenza monumentale dell’acciaio. Nelle parole dell’artista si innesca la volontà di narrare le dinamiche contrastanti che generano le sculture ambientali, lavori prodotti dalla forza di un’estetica sempre tesa all’indagine della natura. L’acciaio è il materiale d’elezione di Pepper, poiché, come ha spiegato l’artista, è il derivato più vicino alla ghisa, un elemento che proviene dalle viscere della terra.

Beverly Pepper ha esposto le sue opere in tutto il mondo, americana di origine, nata a Brooklyn nel 1922, si trasferisce in Italia nel 1952 dove sposa il giornalista e scrittore Curtis Bill Pepper. L’omaggio dell’artista a Roma narra di un forte legame con il nostro paese, le sculture installate dinnanzi il complesso dell’Ara Pacis Augustae sono l’esemplificazione di questo stretto rapporto, che ha portato la Pepper a confrontarsi con la monumentalità imperiale e barocca della città eterna. Come scrive la curatrice dell’evento Roberta Semeraro: «Della produzione di Beverly Pepper, oltre la ricchezza del linguaggio formale, è rilevante la versatilità delle tecniche usate. Dalle primissime sculture in cera e legno, Beverly passa ad utilizzare la ceramica, la pietra serena e soprattutto il ferro nelle composizioni filiformi aerodinamiche dei primi anni Sessanta. Pepper è stata una tra i primi artisti a utilizzare il Corten, che in seguito caratterizza la sua scultura. Quando scopre la ruggine è per le i come trovare una dimensione più profonda nel metallo, una dimensione che ricorda la memoria umana. In questo senso afferma di voler rendere umano l’acciaio».

Un umanesimo dell’acciaio sembra il percorso intrapreso da Pepper nella sua coscienziosa scelta del materiale, le linee curve narrano di tessuti connettivi ancestrali, rappresentano le scelte primordiali dell’uomo, le conquiste specifiche di un gusto estetico votato alla spiritualità delle forme. Roma appare come la degna cornice di un’artista che durante il suo percorso professionale ed esistenziale ha sperimentato molteplici forme di comunicazione, rapportandosi da sempre con la grande tradizione scultorea latina e con gli influssi di una committenza pontificia che nella città eterna ha esemplificato tutta l’immensa magnificenza ecclesiastica. Pepper attraverso le quattro opere monumentali presentate alla cittadinanza capitolina, riesce a stringere un connubio tra avanguardia e tradizione, grazie ad una struttura formale che possiede in sé i volumi e le prospettive di una memoria gloriosa e di un’architettura votata al futuro.

Fino al 15 marzo, Museo dell’Ara Pacis, lungotevere in Augusta, Roma; info: www.arapacis.it

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