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Villa Croce compie trent’anni

La Sala conferenze del Museo di Villa Croce di Genova scoppietta di ottimismo. Voglia di contemporaneità, obiettivi, e una intensa e instancabile programmazione di attività proiettate al futuro: ecco gli ingredienti della stagione 2014/2015 presentata oggi da Ilaria Bonacossa, curatrice e direttore artistico di Villa Croce. Assieme all’assessore alla cultura Carla Sibilla, viene proposta al pubblico una fitta programmazione affidata ai giovani, ai genovesi, e soprattutto, alla mission di un’istituzione che vuole stare al passo coi tempi e internazionalizzarsi grazie a collaborazioni e partnership con paesi europei e extraeuropei. «Il progetto è quello di aprire opportunità anche in tempi difficili», spiega Bonacossa. Il suo programma, ambizioso, quanto variegato, è di estremo interesse anche per un pubblico esigente e preparato. La sperimentazione che innegabilmente ha caratterizzato gli ultimi due anni riporta il Museo a pulsare grazie a una nuova gestione pubblico-privato che favorisce il fiorire di progetti e iniziative per rendere il museo più efficace, snello, e favorirne la visibilità a livello internazionale.

Da tematiche sociali trattate da Geoff Lowe e Jacqueline Riva in A dangerous critical present, che investiga le ambigue e contraddittorie condizioni della realtà, fino all’iniziativa di una residenza intensiva di dodici candidati, al termine della quale, sarà allestita una mostra dal titolo Open Maxter. Iniziativa interessante e singolare è rappresentata, poi, da Comparare Warhol a Genova nel ’63: la collezione di mobili di design di Rosetta Barabino arrederà le stanze dell’ottocentesca Villa Croce, creando un curioso dialogo fra contenuto e contenitore. In programma per il 2015, in occasione del trentennale del Museo, Villa Croce 3.0 1985-2015 presenterà dieci giovani artisti italiani che si confronteranno con opere appartenenti alla collezione del Museo, per creare uno stimolante dialogo tra lavori storici e tendenze stilistiche attuali.

Al termine dell’esposizione del programma, eccezionalmente, il curatore Francesco Bonami ha presentato, con ironica leggerezza, il suo libro dal titolo Curator, autobiografia di un mestiere misterioso. Alla domanda «Secondo Lei cosa servono i musei?», Bonami risponde: «Sono luoghi fondamentali per esperienze uniche, luoghi collettivi per esperienze individuali. I musei sono stati pensati per lasciare qualcosa al futuro, pensando al futuro». Considerato l’ambizioso programma anticipato oggi da Bonacossa, quale migliore augurio se non quello del suo maestro, che interpreta il mestiere del curatore come un lavoro misterioso ai più e che in quanto tale è il più bello e variegato che ci sia. Info: www.villacroce.museidigenova.it

 

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