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Ecco la Biennale 2015

All the world’s futures. È questo il tema della 56esima Biennale di Venezia, l’evento clou dell’arte contemporanea atteso il prossimo anno. Un’indagine sul futuro dell’arte, della societò, della vita e dei rapporti, realizzata attraverso i punti di vista dei 53 paesi partecipanti. Questa sarà la Biennale del nuovo curatore Okwui Enwezor. Lo ha illustrato ieri a Venezia, a Ca’ Giustinian, insieme al presidente Paolo Baratta, nel corso della presentazione della manifestazione che si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre del 2015. «Le fratture che oggi ci circondano e che abbondano in ogni angolo del panorama mondiale – ha spiegato Enwezor – rievocano le macerie evanescenti di precedenti catastrofi accumulatesi ai piedi dell’angelo della storia nell’Angelus Novus. Come fare per afferrare appieno l’inquietudine del nostro tempo, renderla comprensibile, esaminarla e articolarla? I cambiamenti radicali verificatisi nel corso degli ultimi due secoli hanno prodotto nuovi e affascinanti spunti per artisti, scrittori, cineasti, performer, compositori e musicisti. Ed è riconoscendo tale condizione che la 56esima Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia propone All the World’s Futures, un progetto dedicato a una nuova valutazione della relazione tra l’arte e gli artisti nell’attuale stato delle cose».

MOSTRA D’ARTE
Il presidente della Biennale Baratta ha voluto ribadire la sua mission: «Fare della Biennale una mostra d’arte, non una mostra mercato. Non basta un neutrale aggiornamento dell’elenco degli artisti più o meno giovani e noti. L’arte e la presente realtà ci sfidano a compiti più complessi». Con queste motivazioni ha voluto difendere la struttura di base data all’evento: una grande mostra internazionale, con un curatore internazionale, organizzata per padiglioni, ma con un corpus unico, non più diviso in sezioni, comitati, commissioni. Questo è il risultato della ”riforma” della Biennale, operata nel 1999. Una proposta che convince ancora oggi per la sua organicità: «È grazie a quella scelta strategica – ha proseguito Baratta – che oggi un curatore come Okwui Enwezor (come i suoi più recenti predecessori) può proporci, non una sezione, ma un progetto di Mostra internazionale ispirata dall’ambizione di offrire al mondo una cassa di risonanza del mondo».

IL PROGETTO
Enwezor, giornalista, critico d’arte, scrittore nonché direttore della Haus der Kunst di Monaco di Baviera dal 2011, ha introdotto la mostra: «Al posto di un unico tema onnicomprensivo, All the World’s Futures è permeato da uno strato di filtri sovrapposti, intesi come una costellazione di parametri che circoscrivono le molteplici idee che verranno trattate per immaginare e realizzare una diversità di pratiche. La 56esima Esposizione – ha aggiunto il curatore – utilizzerà come filtro la traiettoria storica che la Biennale stessa ha percorso durante i suoi 120 anni di vita, un filtro attraverso il quale riflettere sull’attuale stato delle cose e sull’apparenza delle cose». In che modo artisti, filosofi, scrittori, compositori, coreografi, cantanti e musicisti, attraverso immagini, oggetti, parole, movimenti, azioni, testi e suoni, possono raccogliere dei pubblici nell’atto di ascoltare, reagire, farsi coinvolgere e parlare allo scopo di dare un senso agli sconvolgimenti di quest’epoca? Quali materiali simbolici o estetici, quali atti politici o sociali verranno prodotti in questo spazio dialettico di riferimenti per dare forma a un’esposizione che rifiuta di essere confinata nei limiti dei convenzionali modelli espositivi? In All the World’s Futures lo stesso curatore insieme agli artisti, agli attivisti, al pubblico e ai partecipanti di ogni genere sono i protagonisti centrali nell’aperta orchestrazione di questo progetto. «Al centro della mostra c’è la nozione di esposizione come palcoscenico – ha concluso – nella quale verranno esplorati progetti storici e antistorici. All’interno di questa struttura gli aspetti della 56esima Esposizione privilegiano nuove proposte e lavori specificatamente concepiti dagli artisti, cineasti, coreografi, performer, compositori e scrittori invitati per lavorare individualmente o in collaborazione». I tra filtri che strutturano il progetto saranno: Vitalità, sulla durata epica; Il giardino del disordine; Il capitale: una lettura dal vivo.

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