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Giorgio Griffa alla O’Neill

È un cerchio che resta sempre aperto il percorso creativo di Giorgio Griffa. L’artista torinese, considerato sublime interprete dell’arte povera e della pittura analitica, torna a Roma nella galleria Lorcan O’Neill con la mostra Danza dei neuroni, un ciclo di opere realizzate negli ultimi due anni, ma profondamente connesse all’itinerario conoscitivo di un’intera vita, votato a mettere la propria mano al servizio dell’intelligenza intrinseca della materia. Dopo le primissime esperienze nell’alveo dell’arte figurativa, Griffa si accorse che nella realizzazione delle sue opere si trovava a sovrapporre immagini alla pittura. A quel punto non gli restò che sottrarre quelle immagini e lasciare i segni. È nato così un alfabeto pittorico ritmato, dalle cromie ora dolci ora energiche, fatto di linee, strisce, arabeschi o cifre, che si pongono come simboli aperti di un racconto mai interrotto dall’ultima parola. «Quelle forme sono segni del pennello, le immagini sono costruite dal pennello – racconta Griffa – nel processo creativo prima sviluppo un progetto di massima, ma poi, una volta posto il primo segno, tutti gli altri sono determinati da lui».

Le opere esposte alla galleria Lorcan O’Neill nascono dalla fascinazione che il pittore ha provato per la sezione aurea, formula matematica della bellezza del cosmo, che si può esprimere solo approssimandola con la sequenza di un numero irrazionale. L’introduzione di numeri corrispondenti a segni rende ancora più lampante la sintesi lirica che Griffa realizza nella sua ricerca pittorica.«Il canone aureo mi colpisce per due aspetti: il numero andrà avanti fino alla fine dei tempi e non finirà mai, è un numero che non possiamo neanche fisicamente pensare completo – dice l’artista – l’altro motivo è che, trattandosi di una sequenza di decimali, non è possibile che il punto avanzi nello spazio. È quindi è un numero che si inoltra nell’ignoto». Esattamente come fece Orfeo, mitico cantore simbolo di tutti i creativi, che grazie alla sua divina poesia, riuscì a varcare le soglie dell’Aldilà addentrandosi nell’inconoscibile. «L’arte, come la matematica, è il solo modo dato all’uomo per accedere all’essenza ultima delle cose – continua Griffa richiamandosi al mito d’Orfeo – perché il segno è l’immagine, l’immagine è la memoria e la memoria dell’uomo è conoscenza».

Nell’acrilico che dà il nome alla mostra, La danza dei neuroni, segni numeri e colori circolano in un movimento armonioso senza fine. È un dichiarato omaggio a Henry Matisse: «È stato un innovatore straordinario e ha precorso tutto quello che hanno fatto le avanguardie storiche. Sono passati circa cento anni dalla sua Danza e oggi faccio La danza dei neuroni. In ogni periodo l’arte nasce dalla conoscenze del proprio tempo. Piero della Francesca nasce nel mondo tolemaico, come Tintoretto è già nel mondo copernicano. In qualche modo Matisse racconta il mondo di Einstein, come noi esprimiamo il mondo della meccanica quantistica». Ogni opera di Griffa diventa una riflessione sull’atto stesso di dipingere e l’assenza di telaio nei quadri ne è ulteriore dimostrazione: così come il numero del canone aureo può andare avanti chissà quanto, lo stesso sono destinati a fare i segni sulla tela. «Il pensiero millenario dei Veda ci ricorda che qualsiasi unità, per quanto ampia, è una limitazione del Tutto – conclude Griffa – in un quadro ogni numero, ogni segno, ogni frammento di spazio è una limitazione della totalità, ma mi sembra importante che si porti dentro questa memoria del Tutto».

Fino al 20 dicembre; Loracn O Neil, vicolo dei Catinari 3, Roma; info: www.lorcanoneill.com

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