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Stingel alla Massimo De Carlo

Le opere di Rudolf Stingel coinvolgono il pubblico in un dialogo sulla percezione dello spazio, del tempo e della materia in equilibrio tra azione e reazione, partecipazione e passività, assenza e presenza. Proprio con una personale a lui dedicata, la galleria Massimo De Carlo ha inaugurato la nuova stagione espositiva. Nella mostra sono accolti due nuovi corpi di lavoro: nella prima sala della galleria grandi pattern paintings dominano lo spazio, dipinti che riprendono il decoro di una tappezzeria barocca – per la prima volta su fondo magenta – con un motivo, ugualmente ripetuto su ciascun dipinto, eppure ogni volta diverso nelle sue imperfezioni. La preziosità materica che trabocca da ciascun lavoro lascia l’opera in sospeso tra pittura e decorazione.

Il secondo ciclo di lavori inizia nella seconda sala e continua al piano superiore: le lastre che compongono queste opere sono il risultato del calco di pannelli isolanti di celotex, come quelli che Stingel ha utilizzato in passato per rivestire le superfici di musei e gallerie, sulle quali il pubblico poteva interagire lasciando tracce, firme e segni. Qui per la prima volta Stingel realizza un calco di parete intonsa prima dell’interazione del pubblico, in rame e poi cromato al nickel, creando un’unica superficie riflettente apparentemente morbida al tatto eppure fredda e rigida. Una serie di pannelli quadrati, realizzati con la stessa tecnica, concludono il percorso espositivo. Le matrici di celotex di questi lavori partecipativi sono state precedentemente disposte su un pavimento e calpestate, consumate, erose dal passaggio dei visitatori. Il peso dei corpi e i tacchi delle scarpe hanno lasciato la loro impronta e i loro solchi: l’attimo, il gesto, l’esitare di un passo e anche i dettagli più delicati risultano imprigionati nel metallo. La presenza dell’uomo, le sue storie e lo scorrere del tempo, palpabile e tangibile, vengono così catturati e cristallizzati in eterno in un frammento di materia.

Stingel sfida la spazialità dell’opera ed evoca nuove dimensioni simboliche anche attraverso l’uso di colori preziosi come l’oro e l’argento, arrivando a una forma di elegante astrazione e fin dall’inizio degli anni ’90 sviluppa una serie di opere che esplorano il processo della creazione: avvolge e ricopre le pareti e i pavimenti degli spazi espositivi, trasformandone l’architettura in spettacolari tele dipinte.

Fino all’8 novembre; galleria Massimo De Carlo, via Ventura 5, Milano; info: www.massimodecarlo.com

 

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