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Ettore Favini alla CO2

L’idea di poter catturare il tempo, fermarlo e incastonarlo in un paesaggio, in un ritratto, in un oggetto è da sempre stata una sfida per l’essere umano, ancora di più per l’artista di ogni tempo nel corso della storia dell’arte. Dopo aver a lungo lavorato sullo spazio e sulla natura, sul rapporto ordine/disordine, luogo/non luogo Ettore Favini, nato a Cremona nel 1974, sceglie di accettare quella sfida, lavorando su un’altra delle sue ossessioni. Dopo qualche anno di interruzione l’artista si ritrova a lavorare con la galleria CO2 di Torino, dove riflette sul tempo nel tentativo estremo di dargli forma con una gestazione lunghissima, due anni, e un processo di produzione di sole due ore. Tempo della storia e tempo del racconto si sviluppano sovrapponendosi e intrecciandosi. Parlare di durata, di periodo, di passaggio è una sfida anche per la galleria stessa, che negli ultimi due anni ha traslocato da Roma a Torino e vissuto i primi mesi importanti di questo nuovo inizio.

«Il progetto anche è pronto ma mi serve un altro po’, questione di mesi, sto lavorando sul tempo, su di noi, noi siamo il nostro tempo, il tempo è sempre stato generoso con noi», scrive l’artista ripetendo le parole di Felix Gonzalez-Torres. In questo caso però non ci sono gli orologi sincroni di Lovers, ma una condizione di nuova temporalità: uno spazio buio, sospeso, in cui orologi voltati, ormai persa la loro destinazione d’uso, rendono impossibile all’occhio umano la lettura dell’ora. Come nell’immagine della donna sulla quale si riflette l’ombra del suo fotografo, gli orologi danno le spalle guardando in un’altra direzione, in uno spazio reale al di là, dove qualcuno può ancora sfruttarne la funzionalità. Al di qua restano dei dischi scuri, illuminati da una luce azzurra che circola lentamente, senza ticchettii. Il passare dei minuti è sempre stato visto come fonte di ansia e oppressione dall’essere umano e dall’artista in quanto uomo che, pur con le proprie tecniche di impressione dell’immagine, non è stato in grado di fermarlo fino in fondo. Il messaggio di Favini però non è quello di una sconfitta, quanto piuttosto di un tentativo di soluzione: provare a trasformare un’ossessione attraverso un nuovo punto di vista.

A circoscrivere questo pensatoio intimo e fuori dalle umane dimensioni di spazio e tempo, l’artista sceglie di porre delle tende realizzate utilizzando diversi tessuti sartoriali che si fanno sipario dello spettacolo celato all’interno. I materiali diversificati dalle grane variegate creano un effetto di chiaro-scuro, lasciando trasparire deboli fasci di luce. Non hanno bisogno di aprirsi, anzi restano a fare da involucro ad un’unica installazione all’interno della quale la complessità sembra farsi molto semplice.

Dal 20 settembre al 31 ottobre, CO2 Gallery, Via Arnaldo da Brescia 39, Torino; info: www.co2gallery.com

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