Il 4 settembre, nella sala Darsena alle 17,15, la Giordania debutta alla 71esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Theeb di Naji Abu Nowar. Il film, interamente girato nel deserto giordano di Wadi Rum, racconta la storia di Theeb (lupo, in arabo), un ragazzino che nel 1916 vive con la sua tribù beduina nella provincia ottomana di Hejaz (attuale Arabia Saudita). La narrazione si snoda dalla sua iniziazione alla vita nomade al viaggio insidioso che lo condurrà alla scoperta dell’età adulta. La sezione orizzonti, all’interno della quale il film è stato selezionato, è dedicata ai nuovi talenti e alle opere dallo spiccato contenuto innovativo. Ad Amman abbiamo incontrato e intervistato l’Art director Samy Keilani, per conoscere meglio il suo lavoro, la realtà dell’industria cinematografica giordana e le novità racchiuse in Theeb, a cominciare dalla partecipazione dei membri della comunità beduina locale in veste di attori. «Nessuno meglio di loro avrebbe potuto rendere le gesta narrate nel film – spiega Keilani, e aggiunge – oltre al contenuto stesso di Theeb, la novità è nel livello raggiunto con la sua realizzazione e nel messaggio che questo risultato porta con sé: in Giordania c’è un’industria cinematografica che sta crescendo e questo è il suo prodotto».
La storia personale di Samy Keilani è particolarmente legata all’Italia: è nato a Venezia, da madre italiana e padre giordano. Dopo la laurea in ingegneria al Politecnico di Torino, lavora in Italia e a New York fino alla decisione di fare ritorno in Giordania, dove gli eventi lo incoraggiano ad applicare l’esperienza maturata nel campo dell’ingegneria alla cinematografia. Keilani ha all’attivo la partecipazione, in qualità di Art director e Construction manager, a una decina di produzioni internazionali di rilievo, tra cui Zero Dark Thirty. La sua formazione gli permette di fronteggiare situazioni complesse come quelle incontrate durante la lavorazione del film girato tra le dune di Wadi Rum. «Il deserto è un luogo ostile, lavorare nel caldo e nella polvere di posti remoti è una sfida, devi pianificare il lavoro e preventivare gli imprevisti possibili, motivare il team e, allo stesso tempo, tenere in considerazione i requisiti richiesti dallo scenografo e dal regista. L’Art director deve mettere tutta la sua esperienza per far funzionare l’aspetto pratico e artistico del film; deve cercare di capire che cosa hanno in mente lo scenografo e il regista, visualizzare il più possibile la loro idea e poi implementarla: è come calare un sogno nella realtà». Racconta a proposito delle difficoltà incontrate sul set: «la costruzione del set della scena del pozzo, ad esempio, è stata particolarmente impegnativa, dovevamo portare l’acqua all’interno di una sorta di avvallamento, e farla arrivare fino a una nicchia, in una zona impervia in mezzo a una montagna. È stata una sfida per l’intero gruppo dell’Art department. Una volta finito di girare ci siamo sentiti tutti molto sollevati».
Il regista Naji Abu Nowar ha dichiarato, alla stampa giordana, che il film non sarebbe stato possibile senza il generoso, spesso volontario, contributo di diverse figure professionali appartenenti a un network solidale che lui chiama Jordanian Film community, «ci aiutiamo e abbiamo fiducia l’uno nell’altro, amiamo questo lavoro, è un ambiente positivo in cui c’è grande collaborazione, a partire dai produttori fino ai tecnici – sottolinea Keilani, e spiega – è una realtà che si è consolidata con la nascita della Film commision, che a sua volta ha dato slancio alle produzioni locali e le ha promosse in contesto internazionale. Io stesso ho scelto di lavorare a questo progetto per dare il mio contributo all’industria del cinema in Giordania». Theeb è stato selezionato anche per il Toronto Intenational Film Festival, sarà questa la tappa successiva dopo Venezia, a questo proposito precisa: «È un risultato che darà una spinta al nostro settore, che ci rende felici e permette di far conoscere al mondo che qui in Giordania siamo in grado di fare questo lavoro e di farlo bene, abbiamo infrastrutture e persone entusiaste». Un’altra particolarità si aggiunge alle molte di Theeb e ve la segnaliamo: il suo protagonista ha solo 8 anni, si chiama Jacir Eid ed è il più giovane attore della mostra del Cinema di Venezia.
SCHEDA TECNICA
Regia: Naji Abu Nowar
Sceneggiatura: Naji Abu Nowar; Bassel Ghandour
Produttori: Bassel Ghandour; Rupert Lloyd
Produttore eseutivo: Nadine Toukan
Direttore di produzione: Diala Raie
Fotografia: Wolfgang Thaler
Montaggio: Rupert Lloyd
Suono: Dario Swade
Musche: Jerry Lane
Production designer: Anna Lavelle
Art director: Samy Keilani
Costumi: Jamila Aladdin
CAST
Jacir Eid, Hassan Mutlag, Hussein Salameh, Marji Audeh, Jack Fox









