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Bronzi di Riace, scoppia il caso dopo le foto di Bruneau

Scoppia il caso dopo la pubblicazione delle foto che ritraggono i Bronzi di Riace, immortalati dal fotografo Gerald Bruneau, allievo di Andy Warhol, vestiti con velo da sposa, perizoma e boa fucsia. Una trovata eccentrica dell’eclettico artista, che ha fatto imbestialire la soprintendenza di Reggio Calabria, che non aveva autorizzato la pubblicazione delle foto. Oggi la soprintendente Simonetta Bonomi, parla intervistata dal Corriere della Sera e ammette di essere piuttosto contrariata, perché si sente raggirata: «È stato scorretto – spiega – ha commesso una porcata nei miei confronti».
La vicenda: l’anno scorso Bruneau chiede di far passare sotto il suo obiettivo, come già fatto con altre opere d’arte classica in passato, i Bronzi di Riace. Autorizzazione concessa dagli uffici della soprintendenza reggina, ma a patto che le foto, come si conviene in questi casi, siano poi controllate e avallate. Tutti d’accordo. Ma, quando sale in cattedra, il fotografo si sbizzarrisce e ”addobba” le statue dei due guerrieri come se fossero due icone del gay pride. Il tutto sfuggendo alla vigile (si fa per dire) supervisione dei custodi. Quelle foto, stando alla versione del soprintendente, sono sfuggite anche al controllo. E pochi giorni fa sono finiti sui tabloid nazionali e internazionali. «Se lo rivedo lo prendo a calci – continua la Bonomi – adesso non escludo che il museo gli chieda i diritti e un risarcimento». Intanto, ora più che mai, dopo questo ”sopruso” i Bronzi, conclude la Bonomi, non si muovono da Reggio Calabria. L’Expo milanese, che li aveva richiesti per il prossimo anno, può farci una croce sopra.

Commenti

  • Stefania D’annunzio

    Gentile soprintendente,
    trovo quantomeno discutibile la sua gestione professionale di tutta questa vicenda. Ammetta le sue responsabilità nella trascuratezza che ha reso possibile il servizio fotografico incriminato. La qual cosa non giustifica affatto il rifiuto di esporli in un evento internazionale, in Italia, dove potrebbero essere giustamente ammirati da un vastissimo pubblico internazionale.

    • Noemi Saviano

      Sono d’accordo, sia sulla scarsa attenzione con cui è stata gestita la faccenda, sia sull’esposizione a Milano, ma sono anche abbastanza certa che l’intenzione di raggiro ci fosse e che il fotografo sapeva bene che le sue intenzioni non sarebbero mai state approvate se le avesse manifestate.
      Detto ciò voglio dire al signor artista che la cosa più orrorifica del suo lavoro non è tanto omosessualizzare i bronzi, bensì farlo con il buongusto e l’accuratezza di chi ammucchia due ghirlande spelacchiate su un consunto e muffo albero di natale di plastica. Lo trovo un lavoro fatto coi piedi e non conosco dichiarazioni di Wharol che indicassero costui tra i suoi allievi prediletti infondo…

      • mimì

        la Bonomi fa il muso come i bambini. si è arrabbiata ” adesso i miei BRONZI ” non li dò più a nessuno

  • valentina

    Nell’operazione artistica concettuale di Gerald Bruneau non riesco a vederci proprio nulla di strano. “Ogni opera d’arte è madre del suo tempo e figlia dei nostri sentimenti” Vassily Kandinsky . Trovo piuttosto interessante la “bravata”, …provocatoria di Bruneau, inoltre credo che le preoccupazioni dovrebbero essere ben altre e sono alla base di un sistema che riesce a far passare la m…a per cioccolata e non mi riferisco al mondo delle arti visive. Perdonate la chiarezza e il francesismo ma questo è ciò che penso.

    • ugo

      Fatti una doppia flebo di camomilla e comincia a studiare: con un tutor, però. Da solo non sei capace: Kandinskij, francesismi o meno.

  • Federico de Angelis

    la Bonomi, in quest’occasione, mi fa solo pena…