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La mostra di Francesca Leone

Francesca Leone ormai è di casa in Russia. Già nel 2009 aveva incantato con la sua grande mostra Beyond their Gaze al Moscow museum of modern art. L’artista prosegue adesso la sua ricerca sul mutamento della forma e della struttura dei soggetti. Un’intuizione che le sta regalando le attenzioni della critica e il successo di pubblico. Non solo italiano. Per questo è stata scelta per portare la sua arte in una location di assoluta eccezizone. Parliamo dell’Accademia russa di belle arti di San Pietroburgo, dove domani, giovedì 31 luglio, inaugura la sua mostra Miti e metamorfosi, un evento che rientra nei festeggiamenti per l’anno del turismo tra Italia e Russa e che intende promuovere la proficua osmosi culturale tra i due paesi. Si tratta di un progetto che illustra il percorso creativo dell’artista, caratterizzato da una ricerca estetica che, come nota il curatore Giacinto Di Pietrantonio «si inscrive nella più alta tradizione artistica della metamorfosi, dimensione centrale dell’umanità, generatrice di miti, che esperisce la terra come organismo unico e complesso, in cui tutto è collegato». Abbiamo intervistato la Leone per toccare con mano la sua delicata sensibilità, alla vigilia di un appuntamento che consacra, ancora di più, la sua carriera artistica.

Buenos Aires e poi San Pietroburgo, nel passato c’era già stata Mosca. L’estero è la meta ideale dove esporre i lavori di Francesca Leone? «Questo ciclo di esposizioni all’estero che comprende anche una mostra alla AMS Marlborough gallery di Santiago del Cile, sono il frutto di un grande interesse che l’Istituto italiano di cultura per l’estero ha mostrato nei miei confronti, per cui, grazie al sostegno dell’ ambasciata italiana in Cile e in Argentina sono stata invitata a esporre a marzo al Museo di arte contemporanea di Santiago del Cile, e qualche giorno fa al Macba di Buenos Aires. Il 31 luglio sempre grazie all’Istituto italiano di cultura e al Consolato Italiano di San Pietroburgo, esporrò all’Accademia di belle Arti. A questi progetti, inoltre, ha collaborato intensamente il curatore delle mostre Giacinto di Pietrantonio e Lorenzo Zichichi della casa editrice Il Cigno GG – Galileo Galilei, che è l’organizzatore e realizzatore dei cataloghi. Questi importanti eventi sono certamente una grande opportunità che oggi, grazie anche alla globalizzazione delle informazioni e a una maggiore facilità di relazioni tra i paesi, avvicina distanze che solo una decina di anni fa sembravano incolmabili, ma non direi che esporre nel mio paese, l’Italia, sia meno importante o soddisfacente».

Che approccio c’è nei confronti dell’arte contemporanea in città tanto lontane, non solo geograficamente, con Roma? «Le città che mi hanno ospitato fino ad ora, Santiago del Cile e Buenos Aires, e la prossima che sto per raggiungere, San Pietroburgo, sono città culturalmente molto differenti tra loro, eppure le unisce il grande amore per l’arte italiana che da sempre caratterizza il nostro punto di forza. Santiago è una città molto moderna, con un grande interesse verso l’arte contemporanea e mi ha accolto con entusiasmo, tanto che proprio in questi giorni si è inaugurata una mia personale nella prestigiosa AMS Marlborough gallery, mentre Buenos Aires mi ha addirittura aperto le porte del Macba – Museo di arte contemporanea specializzato in arte astratta che per la prima volta con la mia mostra apre al figurativo. San Pietroburgo invece ha radici culturali molto profonde, ma si è aperta all’arte contemporanea con spirito di confronto, tanto che per la mostra, mi ha messo a disposizione una sala dell’Accademia di belle arti con le volte completamente affrescate. Il confronto tra antico e moderno sarà suggestivo ed entusiasmante».

Le tue due personali, quella inaugurata a Buenos Aires e la prossima di San Pietroburgo in cosa si differenziano tra loro? «La mostra di Buenos Aires Metamorphosis è il proseguimento della mostra di Santiago del Cile, in cui ho presentato una serie inedita di opere dal titolo Corpo e Terra, mentre la mostra di San Pietroburgo Miti e Metamorfosi è una sorta di riepilogo del mio percorso artistico, con le tre serie che ho prodotto fino ad ora, Volti, Flussi Immobili e Corpo e Terra. In Miti e Metamorfosi presento in totale 17 opere di grandi dimensioni, di cui ben 9 inedite».

Qual è stata la tua ultima ricerca, su quali particolari ti sei soffermata che tipo di opere vedrà il pubblico? «Nella serie Corpo e terra la mia ricerca si è concentrata principalmente sulla materia e l’attenzione si è spostata dai volti ai corpi. Sono rimasta affascinata da come in alcuni profili di montagne o getti di cascate si intravedano schiene, seni, corpi distesi o supini e questo è stato l’ispirazione per un nuovo percorso creativo che unisce simbolicamente ma anche fisicamente la donna con la natura. Il corpo della donna che la nostra società moderna vuole che sia sempre perfetto, levigato e scolpito, diventa eroso, imperfetto, ma in qualche modo statuario, pur trattandosi sempre di tele. Le nuove opere della serie Volti, invece, sono dedicati a grandi personaggi della Russia, Nurejev e Anna Pavlova per la danza ( la scelta deriva forse dall’influenza di mia madre che è stata prima ballerina dell’opera di Roma) e il maestro Jurij Temirkanov direttore d’orchestra, che vanno ad affiancare Tolstoj, Dostoiewsky, Sakarov».

E in Italia? qualche prossimo progetto a cui stai lavorando, o che ti piacerebbe intraprendere, esiste? «Certamente. È ancora un po’ presto per parlarne però. Si tratta di un grande progetto che dovrebbe andare in porto nel 2015, ma poiché si tratta di un’iniziativa molto importante e a cui tengo molto, non avendone ancora definito i dettagli, preferisco non parlarne, anche se ovviamente non vedo l’ora».

Miti e metamorfosi
Dal 31 luglio al 7 settembre
Accademia di belle arti di San Pietroburgo
Info: www.francescaleone.it

 

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